Non leggo i vostri link ma sono sicuro che i bambini vadano vaccinati

ovvero: come siamo abituati ad affidarci alle notizie su internet.

A volte si crede di aver così palesemente ragione da reputare impossibile il levarsi di una voce contraria; chiunque abbia avuto una qualche lite – me compreso – dovrebbe sapere che così non è, ma com’è rilassante far finta di nulla! Ci sono persone che hanno messo in discussione il movimento, il tempo, la morte, la realtà stessa, spesso con argomenti convincenti, ma io no, ho difficoltà persino a mettere in dubbio le mie opinioni. Lo facciamo tutti.

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Mathis Gothart Grünewald

Dopo la recente notizia del calo dei bambini vaccinati in Italia, ho condiviso un articolo pro-vaccinazione su Facebook, sicuro di aver ragione. «La maggioranza dei miei contatti sono persone colte» mi son detto, non senza arroganza, «la vaccinofobia non può che colpire le fasce meno istruite». Mi sembrava una condivisione “a rischio zero”, ma così non è stato, tanto che ho ricevuto degli inaspettati rabbuffi anche da persone che stimo. Nonostante questo, resto dell’opinione che vaccinare i propri figli sia una scelta che nessuna persona informata con un livello nemmeno troppo alto di buon senso possa negare. E dunque? Sono tutti molto più scemi e disinformati di quel che credo? Anzi peggio: di me? Ovviamente no. La questione non verte su cultura o intelligenza, ma su come si è abituati a reputare le informazioni “affidabili”, soprattutto da quando si sono moltiplicate su internet.

Le informazioni, appunto: sono stato subito riempito di lunghissimi link a studi dall’aria più o meno affidabile su quanto i vaccini facessero male. Leggerli mi annoiava da morire – qui sta il punto – e mi sono limitato a controllare chi sosteneva le tesi. Ho trovato qualche medico e/o omeopata e alcuni genitori che hanno raccolto delle sentenze del tribunale che condannavano lo stato Italiano a pagare dei danni a causa di vaccinazioni “andate male”. Avrei potuto rispondere con altrettanti link; studi medici, articoli scientifici, enciclopedici, riassuntoni ma l’onestà intellettuale voleva che prima me li leggessi, gli articoli, e francamente mi faceva fatica. Anche ora che scrivo sull’argomento mica li ho letti tutti. E allora, perché sono sicuro del mio parere se non leggo gli articoli (sono davvero tanti)? Non ho nemmeno figli, che per lo meno mi darebbero un movente per convincermi di aver fatto “la scelta giusta”.


“Ci sono persone che hanno messo in discussione il movimento, il tempo, la morte, la realtà stessa, spesso con argomenti convincenti, ma io no, ho difficoltà persino a mettere in dubbio le mie opinioni. Lo facciamo tutti.”


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Polmoni d'acciaio per poliomelitici, Rancho Los Amigos Hospital, California (1953)

Una risposta è che, come tutti voi, sono tendenzialmente convinto di aver ragione, e questo è un male. Un’altra risposta, invece, si rifà a motivi più onesti, che esulano il caso particolare e vertono sul modo in cui reputiamo le informazioni affidabili. Si tratta dell’attendibilità delle fonti, la quantità delle medesime, la persuasività degli argomenti, l’educazione e soprattutto la storia.

Le fonti. La maggioranza degli studi scientifici (ovvero basati su argomenti razionali e dati sperimentali, due cose che tendenzialmente trovo convincenti) sono a favore dei vaccini. Alcuni specialisti si pronunciano contrari, mentre la maggior parte dei pareri anti vaccinazione si appella ad argomenti politici, la cui validità o meno («Le case farmaceutiche vogliono far soldi coi vaccini!») non inficia né conferma alcunché dal punto di vista medico (Sì, vogliono farci soldi. E spesso sono gestite da tizi senza scrupoli che fanno/farebbero cose orrende per il denaro, ma questo non implica in alcun modo che i vaccini siano più o meno un male). Insomma, il sospetto è lecito, anzi benvenuto, ma non probante per sé.

La quantità dei pareri invece è un’argomento più delicato; mi è stato fatto notare che in molti casi le voci fuori dal coro si sono dimostrate veritiere. È vero: penso al tabacco («Non fa male!», diceva Mr. Philip Morris) all’amianto («È tutto a posto!» diceva il signor Amianto), ai mutamenti climatici («Godetevi l’estate!» dicevano i petrolieri) o persino al povero Galileo («Chi gira intorno a chi?» dicevano inquisitore&torturatore). Nei casi sopracitati però, gli studi si opponevano a dati sempre più conclamati e/o ad altri studi, mentre in questo specifico caso (i vaccini) le voci si mescolano, i dati di chi è contrario sono statisticamente poco rilevanti e la storia stessa ci fornisce risposte piuttosto convincenti, come il fatto che certe malattie sono (erano) quasi scomparse.

Questo è il punto centrale: ciò che già sapevo, la storia. Quel che sapevo è più o meno sintetizzabile dalla tabella che segue (tratta da wikipedia):Schermata 2015-10-06 alle 19.49.46

Io la pertosse l’ho pure presa, e brutta, ad averlo avuto il vaccino… comunque sia, questi dati sono basati su documenti storici su cui non ci sono significativi contraddittori o revisionismi (a proposito di fonti) e dicono che statisticamente i vaccini sono una scelta saggia, non solo per i vaccinati, ma per la salute di tutti. I dati sui casi di autismo o altro non sono per questo da ignorare, devono anzi essere uno spunto per correggere eventuali utilizzi errati, ma non inficiano in alcun modo il vantaggio dei vaccini in generale, perché restano comunque (statisticamente) un male minore.  Perché sì, le medicine sono veleni e possono far male. Farmaco viene dal greco pharmacon, medicina ma anche veleno. Scrisse Paracelso: «Tutto è veleno, e nulla esiste senza veleno. Solo la dose fa in modo che il veleno non faccia effetto.».

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Gateano zumbo, la peste

Insomma, ci sono tanti effetti collaterali; se leggete il bugiardino di qualunque antidepressivo troverete tra di essi il “suicidio”, che fa un po’ ridere, ma ha senso: capita di sbagliare. Anche la magia che Frazer definiva “omeopatica” curava il simile col simile e a volte funzionava e a volte no. Da piccolo giocavo a un (primitivo) videogioco in cui dovevi gestire un (primitivo) villaggio affidandoti alle previsioni sul raccolto di uno stregone; non sempre si avveravano e se perdevi il grano lui diceva: «Anche gli stregoni sbagliano». Anche gli scienziati sbagliano, è ovvio.


“Questi dati sono basati su documenti storici su cui non ci sono significativi contraddittori o revisionismi (a proposito di fonti) e dicono che statisticamente i vaccini sono la scelta giusta, non solo per i vaccinati, ma per la salute di tutti.”


Dopo l’entusiasmo positivista di fine ottocento, in cui sembrava che tutto potesse essere risolto o spiegato dalla scienza, c’è stata una comprensibile ondata di delusione, considerate le applicazioni e le manchevolezze della medesima, che hanno portato all’attuale sentimento contrario. Non credo che sia un male rivalutare la magia – mi rendo conto che può sembrar strano per chi ha avuto la pazienza di leggere fin qua, ma non sono un paladino della Ragione. I paradigmi del passato sembrano sempre sbagliati, ma è per lo più perché il mondo antico è scomparso con loro; siamo addestrati, più che convinti, alle nostre credenze. Non sostengo nemmeno, ovviamente, che si debba rifiutare la scienza. Penso che si debba coltivare il pensiero al di là dei dogmi, confrontandoli senza rigidità, senza arroganza, senza la sicurezza in questa o quella voce, senza affidarsi a testi (o ipertesti) sacri. Ho dunque sbagliato a pensare di aver ragione “per forza”, perché né io né la maggior parte di chi si esprime sul fatto ha un'informazione completa sull'argomento, ma in base ai dati storici credo comunque che demonizzare i vaccini sia un clamoroso errore. Perché se anche hanno danneggiato alcune persone, senza dubbio ne hanno salvate milioni di più. Niente peste né tubercolosi grazie all’antibiotico, niente vaiolo grazie ai vaccini.


I paradigmi del passato sembrano sempre sbagliati, ma è per lo più perché il mondo antico è scomparso con loro; siamo addestrati, più che convinti, alle nostre credenze.


Più si pensa alle cose più sembrano incerte. È una cosa strana, ma credo sia un bene quando accade. Eppure questo solo argomento mi pare così convincente che sì, credo che i vaccini siano necessari, e no, non leggerò tutti quei lunghissimi articoli, sebbene ne abbia scritto uno.

Invito però i medici a leggerseli tutti, senza preconcetti. Perché questo articolo non parla davvero di vaccini (non sono uno scienziato) ma di come l'accessibilità dell'informazione ci abbia trasformato tutti in “finti sapienti” cui basta spedire un link – quasi mai letto – per aver ragione. E se anche gli scienziati sbagliano, nella scienza, figurati gli altri.

di Francesco D'Isa