Non si può amare tutti gli uomini


Dagli archivi delle Edizioni Pananti: Una delle ultime lettere di Don Milani e un ricordo dal diario di P. Balducci.


Lettera a Nadia Neri

Cara Nadia, da qualche tempo ho rinunciato a rispondere alla posta e ho incaricato i ragazzi di farlo per me. Arriva troppa posta e troppe visite e io sto piuttosto male. Le forze che mi restano preferisco spenderle per i miei figlioli che per i figlioli degli altri. Oggi però la Carla (14 anni), arrivata la tua lettera e dopo averti risposto lei con la lettera che ti accludo, mi ha avvertito che ti meriteresti una risposta migliore. Ti dispiacerà che io faccio a leggere la posta ragazzi, ma dovresti pensare che a loro fa bene. Sono i poveri figlioli di montagna dai 12 ai 16 anni. E poi te l’ho già detto, io vivo per loro, tutti gli altri sono solo strumenti per far funzionare la nostra scuola. Anche le lettere ai cappellani e ai giudici sono episodi della nostra vita e servono solo per insegnare ai ragazzi l’arte dello scrivere cioè di esprimersi cioè di amare il prossimo, cioè di far scuola.

So che a voi studenti queste parole fanno rabbia, che vorreste che io fossi un uomo pubblico a disposizione di tutti, ma forse è proprio qui la risposta alla domanda che mi fai. Non si può amare tutti gli uomini. Si può amare una classe sola (e questo l’hai capito anche te). Ma non si può nemmeno amare tutta una classe sociale se non potenzialmente. Di fatto si può amare solo un numero di persone limitato, forse qualche decina forse qualche centinaio. E siccome l’esperienza ci dice che all’uomo è possibile solo questo, mi pare evidente che Dio non ci chiede di più. Nei partiti di sinistra bisogna militare solo perché è un dovere, ma le persone istruite non ci devono stare. Gli hanno appestati. I poveri non hanno bisogno dei signori. I signori ai poveri possono dare una cosa sola: la lingua cioè il mezzo di espressione. Lo sanno da sé i poveri cosa dovranno scrivere quando sapranno scrivere.

E allora se vuoi trovare Dio e i poveri bisogna fermarsi in un posto a smettere di leggere e di studiare e occuparsi solo di far scuola ai ragazzi dell’età dell’obbligo e non un anno di più, oppure agli adulti, ma non una parola di più dell’eguaglianza e l’eguaglianza in questo momento deve essere sulla terza media. Tutto il di più è privilegio. Naturalmente bisogna fare ben altro di quello che fa la scuola di Stato con le sue seicento ore scarse. E allora chi non può fare come me deve fare solo dopo scuola il pomeriggio, le domeniche e l’estate e portare i figli dei poveri a pieno tempo come fanno i figli dei ricchi… Quando avrai perso la testa, come l’ho persa io, dietro a poche decine di creature, troverai Dio come un premio. Ti toccherà trovarlo per forza perché non si può far scuola senza una fede sicura. La promessa del signore contenuta nella parabola delle pecorelle, nella meraviglia di coloro che scoprono se stessi dopo molti amici e benefattori del signore senza averlo nemmeno conosciuto. “E quello che avete fatto a questi piccoli ecc.”. È inutile che tu ti bachi il cervello alla ricerca di Dio o non Dio. Ai partiti di sinistra dagli soltanto il voto, ai poveri scuola subito prima di essere pronta, prima di essere matura, prima ad essere laureata, prima di essere fidanzata o sposata, prima di essere credente. Ti ritroverai credente senza nemmeno accorgertene. Ora sono troppo malconcio per rileggere questa lettera, chissà se ti avrò spiegato bene quello che volevo dirti. Un saluto affettuoso da me e dai ragazzi, tuo

Lorenzo Milani.

Dal diario di P. Balducci

Sono stato a lungo davanti alla salma di Don Milani, fissando con pace e intensità il suo volto fermo nella morte. Il lungo atroce dolore aveva lasciato intatta la sua fisionomia singolare, in cui il candore e l’ironia, l’ira e la tenerezza riuscivano a convivere con incredibile equilibrio. Non ci eravamo mai parlati a lungo, anche perché egli non concedeva colloqui se non pubblici, circondato dai suoi ragazzi. Ma era come se ci incontrassimo ogni giorno nella trama delle stesse amicizie, dalla quale la sua vita di segregato in volontario mi giungeva filtrata dall’amore o dalla delusione. Da qualche anno i nostri nomi erano intrecciati, nell’esecrazione o nel plauso, imputati ambedue per l’apologia dell’obiezione di coscienza. Era toccato a lui condurre la causa comune fino ai vertici della lucidità e della passione morale, con la lettera ai giudici, straordinario capolavoro di realismo Cristiano… “Il mio prossimo”, mi disse un giorno, “non è né Cina né l’Africa né il proletariato; il mio prossimo sono quelli che stanno accanto a me”. E il suo ideale era di trarre da un figlio del sottoproletariato una coscienza virile da lanciare sulla via del mondo. E ci riusciva: ecco il suo prodigio. A vederlo, sotto la pergola della sua canonica, sull’informe collina aperta ai venti, impegnato per ore e ore in un dialogo socratico, faceva impressione già dal punto di vista della fatica. Ma la sua dedizione era così eroica e così intelligente da costringervi a tenere per voi le obiezioni. Pochi sono quelli che si sono convertiti a lui e io non sono nel numero, ma sono fra quelli che hanno riconosciuto nella sua “particolarità” un segno di nuove possibilità morali e religiose da non dimenticare più… Davanti a lui i preti, i laicisti, i comunisti, i cattolici militanti si sentivano, all’improvviso, prigionieri dei propri luoghi comuni e se ne andavano, perlopiù, o arrabbiati con lui o vergognosi di sé. Mi diceva di lui un comune amico: egli non è un cerchio, è una linea. Voleva dire che egli di un problema non vedeva le innumerevoli connessioni teoriche e storiche con altri problemi, ma vedeva con limpidezza la soluzione unica, e in nome di questa andava avanti, all’infinito… la sua linea si è svolta fino ai limiti della coerenza. La morte non l’ha spezzata, l’ha resa nuda e lucida come una spada il cui taglio ci fa ancora paura.


Questo testo è tratto da Il cristiano e il prete Don Lorenzo Milani, di Silvano Nistri, pubblicato da Edizioni Pananti, Firenze. In copertina: Venturi Venturino : Bambino sorridente in rosso (1971) – Disegno a olio su carta.

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