Orci & aeronavi (un mash-up)

«L’orcio è un dio. Il ventaglio sul tavolo è un dio. La pietra del vialetto è una dea. La cesoia è una dea, anzi due. Pure quel filo per i panni è un dio. Il cesto è un dio e il posacenere di ceramica gialla è un dio. Quanti dèi! Il mio cortile è la vera Benares, la vera Terra Santa!…»


IN COPERTINA e nel testo, un’opera di Francesco D’Isa

di Vanni Santoni

L’orcio è un dio. Il ventaglio sul tavolo è un dio. La pietra del vialetto è una dea. La cesoia è una dea, anzi due. Pure quel filo per i panni è un dio. Il cesto è un dio e il posacenere di ceramica gialla è un dio. Quanti dèi! Il mio cortile è la vera Benares, la vera Terra Santa!

Ma io ho una macina legata al piede, e un tronco al collo: una mi impedisce di galleggiare, l’altro non mi lascia affondare.
 Come? Puoi sempre riconoscere i pionieri dal numero di frecce conficcate nella schiena? Sicuro. Me le vorreste contare? Mi togliereste anche i ragni?

Alcuni dèi stanno a guardia delle porte delle case; altri, di quartieri o intere città; ce ne sono alcuni che non se ne vanno neanche se glielo chiedi. Peggio dei cani, certi dèi. E cosa ci si può mai aspettare dagli dèi che vivono della carità della gente?

(hai voglia, poi, a tenere una pietra nell’acqua: diventerà mai morbida?)

L’agnello portato alla festa per il sacrificio si è mangiato i fiori e le foglie delle decorazioni. E vogliamo parlare di quelli là, tutti presi a costruire una scatola di ferro per mettere al sicuro una bolla apparsa nell’acqua?
Tutti sulla Luna con un aerostato, allora! Ragazzi! Come? Se c’erano i conigli a fare il formaggio? No, c’erano una pagnotta e un cuore. Crateri? Ah, sì, crateri pienissimo.

I sensi… I proiezionisti? No, i sensi sono gli spettatori

Poi, una transizione.
Raggi di proiettori, coriandoli di stagnola colorata.
Luci soffuse sullo schermo, eccoci in un tinello borghese. Mobili moderni, vecchia carta da parati marezzata. La mamma piange su una sedia.
È tutto, dice il babbo, la sua barba ancora scura.

…un furioso stomacare d’universi…

Un cosmo liquido, fluido, in gestazione notturna, plasma che sale e scende, la macchina opaca e lenta che si muove svogliata, e d’un tratto uno strido, una fuga e un gorgoglio di contenimento o di filtrazione, il tuo ventre un cielo nero con stelle grosse e lente, comete folgoranti, ruotare d’immensi pianeti vociferanti, il mare con un plancton di sussurro, le sue mormorate meduse, tu microcosmo, tu riassunto della notte universale nella propria piccola notte fermentata in cui lo yogurt e il vino bianco si mescolano con la carne e le verdure, tu centro di una chimica infinitamente ricca e misteriosa e remota e vicina…

In questa stanza
(in ogni stanza)
un barbaglio dell’ultima;
un baluginare di quella fuori.
Quella stanza, la stessa per tutti
non uomini
né dèi
la fecero

(uno strato corticale in più, e sei un angelo; altri due, ed eccoci a ridere di Dio, quel goffo cialtrone…)

Ma la stanza rimane,
fuoco senza estinzione;
ora infuria, ora si calma;
al timone di tutto, il fulmine.

Poi l’indicatore di pressione comincia a scendere. Il vento cambia. Inforchiamo gli occhialoni, per la gloria di ciò che sta arrivando a dividere il cielo.
Verso la grazia!

In quell’istante qualcuno degli dèi osservò, nella stasi celeste, qualcosa d’irregolare: “Anche il cielo si consuma…” pensarono, più d’uno, in silenzio.

 

2 comments on “Orci & aeronavi (un mash-up)

  1. ginger

    bomba

  2. Pingback: un racconto per l’Indiscreto; Sheldrake anche online | sarmizegetusa

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