Perché ci dobbiamo liberare dell’amore romantico

Ormai quello dell’amore romantico è un archetipo irrealistico, ma che portiamo avanti come un’eredità culturale di cui non riusciamo a liberarci. Potremmo partire, innanzitutto, dalle narrazioni che accompagnano e plasmano le nostre vite.


In copertina e lungo il testo opere dell’artista Heather Benjamin


di Carla Fronteddu

Amare o aver amato, basta: non chiedete altro: non c’è altra perla da scoprire nelle pieghe tenebrose della vita: amare è un compimento.
Victor Hugo. I miserabili , 1862

 

“Il romanzo romantico del tardo Settecento e del primo Ottocento” afferma lo storico Lawrence Stone –è in gran parte responsabile, in un certo senso, di relazioni amorose disastrose e di matrimoni imprudenti e infelici. Ne sa qualcosa la povera Emma Bovary (1856) che nel confine tra vita e romanzo è precipitata in una confusione che le è stata letteralmente fatale.

È sicuramente difficile dimostrare il nesso causale tra matrimoni infelici e letteratura, ma possiamo concordare con Stone che l’amore romantico è il prodotto di alcune aspettative culturali sulla relazione tra i sessi divenute di moda grazie alla diffusione del romanzo.

A partire dal tardo Settecento e poi nel corso dell’Ottocento – nella nuova società borghese emersa dalla rivoluzione industriale e dalle rivoluzioni politiche di fine Settecento – si è affermato, per poi diventare egemone, un modello d’amore detto “romantico”. Viene dalla rielaborazione dell’idea di amore passionale, presentato come un sentimento totale e totalizzante, esclusivo ed eterno, che deve esistere tra due anime e due corpi che si riconoscono predestinati a quella unione.

Questo nuovo modello culturale dell’amore è caratterizzato da un forte elemento decisionale di auto-programmazione, tipico dell’uomo moderno. Remo Ceserani cita, per illustrare questa modalità di costruzione della propria esistenza amorosa, Adolphe di Benjamin Constant (1816), dove il protagonista racconta di aver provato il desiderio di conoscere egli stesso il trasporto e la gioia dell’amore, in seguito alle confidenze di un amico: “Lo spettacolo di tale felicità mi fece rimpiangere di non averla ancora provata […] parve che un nuovo avvenire si svelasse ai miei occhi; un nuovo bisogno mi si fece sentire in fondo al cuore”. Tormentato da questo nuovo desiderio, e prendendo le distanze dagli esempi cinici e libertini del padre (marcando il discrimine tra due mondi e due modelli culturali d’amore) si guarda intorno cercando un essere che gli possa ispirare amore, finché- sciagurata visita!– incontra Ellénore.

L’inizio è un attimo, il riconoscimento fulmineo di un incontro già scritto nel destino degli amanti, l’amore poi sfuma oltre i confini temporali, nella costruzione di una nuova e indissolubile unità.

Un dì, felice, eterea, 
mi balenaste innante, 
e da quel dì tremante 
vissi d’ignoto amor. 
Di quell’amor ch’è l’anima
 dell’universo intero, 
misterioso, altero, 
croce e delizia al cor…
(La Traviata, 1853)

 

Il sogno romantico è un progetto squisitamente eterosessuale (sebbene, come nota Eva Illouz, abbia “femminizzato” gli uomini attirandoli nella sfera domestica dove sono spinti a mettere in primo piano e a condividere le proprie emozioni) in cui le due individualità aspirano a una fusione totale e una legittima collocazione all’interno del matrimonio. Il progetto, ahimè, non è quasi mai sereno: l’amore ambisce a crescere e essere riconosciuto ma si scontra il più delle volte contro le barriere poste dalla famiglia, dall’appartenenza di classe, dalla morale, e così via. La letteratura ottocentesca a questo proposito mette in scena tutta la drammaticità intrinseca alla forza imperiosa e travolgente, cieca a ogni compromesso, dell’amore romantico.

Il giovane Werther di fronte all’impossibilità di essere ricambiato da Lotte preferisce togliersi la vita – Batte la mezzanotte! E sia…Carlotta, Carlotta, addio! Addio! – dando inizio a una catena di suicidi da parte di innamorati non ricambiati (non partoriti dalla mente dello scrittore, ma da uomini in carne e ossa), tanto che sembra che Madame de Stael gli abbia attribuito “più suicidi della più bella donna del mondo”. In questo panorama di tragedia spicca come un’eccezione La felicità domestica di Lev Tolstoj (1859) dove troviamo una rappresentazione dell’amore all’interno della cornice matrimoniale senza gravi turbamenti. Ma subito l’autore si ravvede facendo finire sotto le rotaie di un treno l’adultera Anna Karenina (1877) e mettendo l’uxoricida Pozdnyšev su un altro convoglio (Sonata a Kreutzer 1889), per dar voce a una rappresentazione assai più drammatica e dolorosa dell’amore.

Come suggeriscono gli ultimi esempi, il modello dell’amore romantico intrattiene un rapporto speciale con la morte. Nonostante la predestinazione, le due anime gemelle si trovano quasi sempre a fronteggiare degli ostacoli che risultano spesso fatali.

Il racconto romantico tradizionale si fonda, insomma, sulla scoperta di aver trovato l’unica persona desiderabile al mondo e la convinzione che l’amore nei suoi confronti investa l’intera esistenza e debba essere vissuto a qualunque costo – anche della morte. Un simile progetto, che pone le due individualità al di sopra e potenzialmente contro le strutture della società, sebbene sia proposto al grande pubblico riguarda chiaramente la vita di soggetti non attanagliati dalle necessità materiali e con molto tempo a disposizione, come dimostrerebbe una veloce panoramica delle vite quotidiane dei protagonisti dei romanzi citati fin qui.

A dispetto dell’elemento di classe però, l’ideale romantico ottocentesco parlava al cuore di tutti e si incastonava perfettamente nelle trasformazioni sociali dell’epoca, sublimando l’attrazione sessuale tra due individui, di cui sottolineava l’unicità, e sottomettendo la biografia romantica a un preciso modello narrativo in cui l’amore dura tutta la vita.

Un’opera dell’artista Heather Benjamin

La vita che imita l’arte

E, pensando che quei libri dessero una rappresentazione veritiera della vita, da essi ella attinse tutte le sue opinioni e aspettative.
Charlotte Lennox, Le avventure di Arabella, donna Chisciotte, 1752

 

La nascita del modello dell’amore romantico tra Settecento e Ottocento si accompagna all’interrogativo sul rapporto tra la finzione e realtà. Lo stesso Gustave Flaubert se la prendeva con i colleghi scrittori, reputandoli responsabili dell’ossessione di Emma per Rodolphe: 

Studiò gli arredamenti descritti da Eugène Sue; lesse Balzac e George Sand cercandovi fantasiosi appagamenti per le sue personali bramosie. Perfino a tavola si portava dietro il libro, e voltava le pagine mentre Charles, parlandole, mangiava.” (Gustave Flaubert, Madame Bovary)

Mentre il tema dell’amore romantico prendeva il sopravvento nella narrativa (che a sua volta si stava diffondendo su più ampia scala grazie all’evoluzione della stampa) si faceva strada il disagio per la presunta capacità della narrativa stessa di indurre (falsi) sentimenti d’amore. Questo problema di fatto fu anticipato molto tempo addietro dal bacio adultero di Paolo e Francesca – galeotto fu ‘l libro e chi lo scrisse – da Don Chisciotte, che “si applicò alla lettura dei libri di cavalleria con predilezione così spiegata e così grande compiacenza”, tanto da farsi cavaliere errante e mettersi alla ricerca di una dama d’amare. E fu anche sintetizzato nella celebre massima del moralista francese del Seicento De la Rochefoucauld, secondo cui “nessuno si innamorerebbe se non avesse mai sentito parlare dell’amore”. 

Come osserva la sociologa Eva Illouz, più l’amore diventava un tema prevalente della narrativa di massa, più veniva percepito come un’illusione, come qualcosa di estraneo a ciò che era considerato l’amore reale, un’autentica minaccia all’istituzione del matrimonio.

L’idea che la letteratura o altri mezzi espressivi siano strettamente connessi alla nostra esperienza amorosa, e che con le loro narrazioni influenzino i nostri comportamenti e le nostre aspettative, ha continuato a svilupparsi anche successivamente fino a diventare uno stereotipo (quello della vita che imita l’arte). 

In cicli infiniti di riflessività ironica, la cultura popolare contemporanea offre lo spettacolo di persone normali che si amano e allo stesso tempo provano a comportarsi come le icone romantiche del cinema, scrive proprio Eva Illouz.

Così oggi guardiamo all’amore romantico con disincanto, considerandolo più facilmente una costruzione discorsiva che non un sentimento e riconoscendo l’elemento di illusione e irrealtà contenuto in esso. 

 

L’amore sconfitto dei postmoderni

 

Sto parlando proprio di questo, del fatto di preferire un singolo uomo o una singola donna a tutti gli altri, ma la domanda è: preferire per quanto tempo?
Lev Tolstòj, La Sonata a Kreutzer
 

Se le narrazioni romantiche disegnano modelli di relazione a cui ispirarsi, e al tempo stesso riflettono l’intenzione e l’attitudine prevalente rispetto all’amore in un determinato contesto storico e sociale, vale la pena tenere d’occhio le narrazioni simboliche che si offrono alle nostre vite. In questo modo è possibile interrogare l’immaginario a cui queste narrazioni danno forma e i desideri e le aspettative che suscitano.

Per farlo, oggi, è necessario allargare il campo d’indagine al cinema, perché se durante l’Ottocento è stato il romanzo a offrire un modello narrativo all’amore, non ci sono dubbi che a partire dal Novecento questo ruolo sia stato assunto e perfino amplificato proprio dal cinema, con alcune significative novità. Le commedie romantiche, ad esempio, hanno contribuito a definire una vera e propria estetica, un’atmosfera contenente oggetti di scena (e di consumo) specifici, come le cene al lume di candela, petali di rosa sparsi qua e là, i tramonti sul mare, il solitario da presentare al momento giusto, e lo stesso momento giusto. 

La La Land, il successo cinematografico del 2016 di Damien Chazelle, racconta una storia d’amore senza il tradizionale lieto fine: Mia e Sebastian si innamorano, iniziano una relazione caratterizzata dalla comune passione per l’arte e l’ambizione del successo – City of stars, Are you shining just for me? – e si giurano, come ogni coppia, amore eterno. Tuttavia, quando finalmente arriva la grande occasione per Mia, la sua promessa cade nel vuoto senza che il regista ci racconti il come e il perché. Nelle sequenze finali del film troviamo lei elegante, famosa e sposata con un altro. Il mito dell’amore romantico a cui ci aveva abituato la letteratura ottocentesca non avrebbe mai permesso una separazione dettata dagli interessi individuali, men che meno quelli della protagonista femminile. L’amore poteva sì venire ostacolato, ma i due amanti avrebbero lottato fino alla morte pur di difenderlo.

La storia di Mia e Sebastian sembra riflettere l’incapacità di fare delle scelte esclusive e durature – descritta diffusamente dai sociologi come tratto tipico dell’individuo postmoderno – e la disincantata consapevolezza che per quanto l’amore sia grande, l’autorealizzazione lo sia di più. 

Anche il romanzo, secondo Eva Illouz, ha registrato il crollo del modello totalizzante dell’amore eterno, sostituendolo con la forma più breve e ripetibile dell’affair; formato coerente con le trasformazioni che sono avvenute nella società e nella sfera della sessualità a partire dalla seconda guerra mondiale.

L’affair, infatti, rivela una struttura del tutto in linea con alcuni elementi caratteristici della società contemporanea, come il valore attribuito alla varietà e alla libertà di scelta, la ricerca della novità, la prospettiva consumistica. Tutte caratteristiche che si riflettono bene, ad esempio, nel dispositivo della dating app.

In contrasto con la tragicità dell’amore romantico delle origini, il momento di rivelazione di aver incontrato l’unico e irripetibile, il grande amore, è sostituito con un erotismo diffuso, con la ripetizione dell’eccitazione prodotta dal nuovo incontro, sempre nuovo, sempre uguale.

La condizione esistenziale degli uomini e delle donne di oggi, inoltre, rispetto alla quotidianità dei Werther e delle Anna, si rivela complessa e precaria, senza una continuità unificante su cui progettare qualcosa di stabile e duraturo. Una condizione fortemente condizionata dalle incertezze economiche e sociali di fronte alle quali i protagonisti si dimostrano spesso impotenti, come nel caso di Cosa voglio di più di Silvio Soldini (2010) dove l’amore adultero tra Anna e Domenico soccombe alle difficoltà delle vite piccolo borghesi di periferia dei due. Qui, al posto della lotta degli amanti contro gli ostacoli che si frappongono tra di loro, traspaiono semmai l’amarezza e le debolezze individuali e il dubbio se valga davvero la pena fare la rivoluzione per amore.

 

Per una nuova narrazione dell’amore

 

Dopo aver sviluppato una concezione dell’amore sufficientemente ideale, sufficientemente nobile e perfetta, siete fregati. Ormai niente vi potrà più bastare.
Michel Houellebecq, Rester vivant, 1997

 

A compensare il senso di frustrazione suscitato da tanto realismo (spesso più deprimente che cinico) ci pensano le commedie, intramontabili, che soddisfano la fame di amore romantico tradizionale che è ormai rimasta inoculata nel nostro DNA, nonostante tutto il disincanto di cui siamo capaci da bravi postmoderni. Lì ritroviamo tutta la struttura narrativa classica. L’incontro rivelatore,  come quello tra Sara e Jonathan davanti a un paio di guanti qualunque in Serendipity (Peter Chelsom, 2001), l’amore come progetto e passione totalizzante, come ad esempio per Gatzby (riadattato cinematograficamente da Baz Luhrmann nel 2013) che se ne sta ogni sera a fissare la luce verde del faro dall’altra parte della baia, la sofferenza, come quella causata dai problemi e dall’alcolismo di Jack, che si acuiscono quando Ally diventa famosa in A Star is born (Bradley Cooper, 2018), o magari l’amore al di là della morte come in Titanic (James Cameron, 1997) e nel sempreverde Ghost (Jerry Zucker, 1990).

L’ideale romantico, in conclusione, fa sempre parte del nostro immaginario e anche laddove sembra che sia stato soppiantato da una narrazione disincantata e distaccata, in realtà non è stato messo in discussione, ma lasciato sullo sfondo, idealizzato e irraggiungibile.

Le narrazioni romantiche di oggi che si propongono di raccontare il presente e le sue ambivalenze, mettono in scena un romanticismo sconfitto, frustrato, ma non dimostrano ancora la capacità immaginativa di descrivere un’alternativa all’ideale romantico.

Quel che manca alla narrazione dell’amore è la capacità di suggerire possibilità inedite, emancipate dal copione dell’unicità dell’amante, del binomio amore-sesso, della coppia blindata come unità autosufficiente e come unico legame significativo nella biografia dei protagonisti. Le alternative al modello romantico messe in scena fino ad ora sono piuttosto limitate e solitamente vengono presentate come un’eccezione, la famosa eccezione che conferma la regola.

É il caso, ad esempio, dei cosiddetti ménage à trois, che dai tempo di Jules et Jim (Truffaut, 1962) finiscono sempre in tragedia, o sono relegati a un tempo dell’esistenza non ancora adulta e circoscritto (una parentesi) come nel caso di The Dreamers (Bertolucci, 2003). Stesso discorso per le relazioni che esplorano quel che c’è oltre i confini della monogamia, generalmente raccontate come un tassello di biografie fuori dal comune come quella della scrittrice francese Colette, recentemente interpretata da Keira Knightley nel film di Wash Westmoreland (2018), o della coppia di pittori che in Vicky, Cristina, Barcelona (Allen, 2008) include la giovane americana nella loro turbolenta vita (post) matrimoniale, finché quest’ultima non si stanca e fa le valige.

La difficoltà di raccontare un altrove rispetto al modello romantico non riguarda soltanto la narrazione di coppie aperte o di relazioni poliamorose, ma si estende alla coppia monogamica, di cui ci si limita a descrivere affanni e fallimenti anziché nuove forme di progettualità e di cura, inediti percorsi di crescita – emotiva e sessuale – e di negoziazione dei propri bisogni e desideri.

Se il romanzo romantico tra Settecento e Ottocento è stato responsabile di matrimoni infelici, come sostiene Lawrence Stone, anche l’immaginario romantico prodotto ai giorni nostri, dal canto suo, non è di grande aiuto per le nostre biografie amorose, perché invece di condurci in territori inesplorati per immaginare e ispirare altri possibili modi di amare, di confrontarci con i nostri desideri, di evolvere all’interno della coppia e di prenderci cura delle nostre relazioni, ci attacca al biberon di un romanticismo ormai percepito come irreale, una finzione buona per vendere cioccolatini, o in alternativa ci offre il triste spettacolo di un sogno d’amore che non ce la fa e getta le armi di fronte agli ostacoli della vita.


Carla Fronteddu (1984) insegna studi di genere a Syracuse University e CEA. Per non andare fuori tema, si occupa insieme a un eterogeneo gruppo di attiviste di Fiesolana2b, l’associazione che ha raccolto l’eredità della Libreria delle Donne di Firenze, per continuare a offrire uno spazio di elaborazione femminista e autodeterminazione in città.

3 comments on “Perché ci dobbiamo liberare dell’amore romantico

  1. Paolo Benocci

    ..la via alternativa esiste e in qualche modo ci è stata “insegnata” molto tempo fa.. il peccato originale è proprio la ricerca dell’orgasmo.. che niente ha a che vedere con l’Amore.. infatti risponde più alla soddisfazione del nostro ego piuttosto che del nostro essere (la nostra anima).
    Per questo motivo finita l’iniziale energia attrattiva dell’innamoramento.. disperdendo enormi quantità di energia sessuale (energia che governa il mondo).. ovviamente tutto va in frantumi e si cerca di rattoppare.. rimediare o scappare alla ricerca di un nuovo amore.. invano.. perche questa sarebbe la lezione da imparare.. stiamo rendendo consumistico anche questo aspetto fondamentale della nostra vita.. creando tutti i presupposti per soffrire e far soffrire il prossimo quando basterebbe evitare la compromissione karmico per poterci conoscere tutti quanti ed essere tutti solidali piuttosto che in guerra gli uni contro gli altri.
    Noto anche che questi sistema di cose ha sbilanciato completamente gli equilibri verso un predominio della donna che ad oggi spesso approfitta delle circostanze per ottenere il controllo.. stessa cosa di cui per centinaia di anni ha lamentato da parte dell’uomo.. quindi rispondendo alla meccanicità della vita piuttosto che al libero arbitrio.. unica differenza tra esseri umani ed animali.. quindi.. comportandosi da animali.. sia uomini che donne.. non potremo mai elevarci spiritualmente e scoprire che la nostra anima non è originaria di questa sfera terrena e.. avendo capacità infinite.. spreca il suo tempo e la sua esperienza terrena se persegue solo ed esclusivamente piaceri terreni.. per questo gli si ritorcono contro.. perché la vita non è un caso ma un disegno divino.. come l’Amore.. andrebbe rispettato.. 😉❤️

  2. FF vs PPP

    Non so quando si sia diffusa l’idea che l’amore romantico sia un prodotto o un aspetto della cultura occidentale, in ogni caso è falso. Così come è falso che “Il sogno romantico è un progetto squisitamente eterosessuale”. Qui c’è un equivoco di fondo. Ci sono storie romantiche in tutte le culture di ogni epoca. E questo perché l’amore fa parte della nostra specie. Il motivo per cui tali storie sono simili in luoghi e tempi diversi è perché non ci sono tanti modi di amare, così come non ci sono tanti modi odiare, di provare rabbia, desiderio, tristezza, paura, gelosia, felicità, e così via. E come ogni aspetto umano ha i suoi lati positivi e negativi. Se si ama qualcuno lo si considera unico e gli si vuole stare il più vicino possibile e senza altre persone intorno. Le narrazioni sono il prodotto della realtà. La realtà contiene tanto la felicità quanto il contrario. Le narrazioni sono già cambiate, ma non possono cambiare ciò che siamo.

  3. Roberto Nerla

    Grazie Carla del tuo articolo.
    Capisco la valenza del tuo ragionamento, ma da “Romantico” (stando ad ora) cerco una giustificazione al mio esserlo.
    Per me essere romantico vuol dire, cercare la bellezza primitiva che mi ha fatto innamorare. E siccome l’ho vista so che esiste, senza lasciarsi fermare dal quotidiano ed arrendersi a qualcosa di inevitabile, perché sarà così facile arrendersi anche la volta successiva con un nuovo amore, l’idea di collezionare mie delusioni, perché non è l’altro che delude ma ciò che credi dovrebbe essere, non mi è particolarmente allettante.
    Ancora per me una donna è
    un’ universo così grande, misterioso, e bello, che credere di riuscire a conoscerlo in qualche mese o anno potrebbe essere presunzione.
    Premetto che per me, un rapporto di coppia, dove l’aspetto sessuale sia tralasciato o comunque non al centro di questa, non ha senso di essere ed è un’altra cosa.

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