Perché si diceva che la masturbazione maschile fa male?

Dalle lastre di piombo sui genitali di Plinio il Vecchio ai cornflakes, inventati da Kellogg per diminuire il desiderio sessuale, la masturbazione maschile è sempre stata se non condannata per lo meno disincentivata, ma perché?


in copertina, The Great Masturbator, Glenn Brown, 2006

di Alessia Dulbecco

Chi utilizza i social avrà notato la continua presenza di ricorrenze che vengono celebrate praticamente ogni giorno dell’anno. Accanto a quelle che hanno acquisito una certa visibilità se ne trovano moltissime altre, più bizzarre. Di recente ad esempio ho scoperto che tutto il mese di maggio è dedicato alla masturbazione, mentre a settembre, più precisamente il 4, si celebra la giornata mondiale del benessere sessuale.

Nonostante queste due celebrazioni cadano in periodi differenti è ormai noto il collegamento tra autoerotismo e salute sessuale. È da tempo che gli specialisti ricordano quanto la prima sia funzionale alla seconda e anche per questo la pubblicazione di guide dedicate all’autoerotismo è cresciuta negli ultimi anni in modo esponenziale. La maggior parte dei libri si rivolge a un pubblico femminile e ha come obiettivo quello di decostruire secoli di tabù che hanno impedito alle donne di avvicinarsi a questa pratica, considerata immorale se non pericolosa.

Se si va alla ricerca di un volume destinato al pubblico maschile, però, si potrebbe rimanere delusi. Sono poche le guide dedicate all’autoerotismo maschile. A prima vista si potrebbe pensare che il motivo è che non servono; la sessualità dell’uomo ha una buona visibilità e gode di un privilegio che ha garantito a chi la praticava di non dover subire la stessa reprimenda morale. Tuttavia, se è vero che la masturbazione non viene usata come pretesto per accusare gli uomini di essere promiscui o viziosi, molti studiosi, a oriente come in occidente e fin dall’antichità, hanno ribadito la necessità di astenersi dall’autoerotismo, perché causa una qualche forma di “abbassamento dell’energia corporea”. A detta di più o meno antichi filosofi, scienziati e religiosi, questa prassi è da evitare perché foriera di debolezza e malattie.

Kate Lister, nel suo recente saggio Sesso uscito per i tipi de Il Saggiatore, ricorda che la teoria secondo cui l’orgasmo è responsabile di una perdita di energia vitale risale taoismo: «un principio chiave del taoismo è la vitalità seminale (yuan ching) e il fatto che lo sperma non deve uscire dal corpo ma essere riassorbito per nutrire il cervello (han jing)». La cultura greca e romana traspone il medesimo assunto nella teoria umorale, secondo la quale un corpo umano sano è determinato dal bilanciamento di quattro diversi fluidi: la bile nera, la bile gialla, il muco e il sangue. L’atto di disperdere il seme infrange l’equilibrio umorale e provoca ingenti danni alla salute maschile. 

La teoria sviluppata da Ippocrate sopravvive anche nel Medioevo, seppur con qualche modifica: la masturbazione viene condannata poiché infrange il mandato di Dio che impone di non disperdere l’energia vitale in atti che non siano finalizzati alla procreazione.  Nel racconto biblico la figura allegorica di questo peccato spetta a Onan, che, dopo la morte del fratello, viene obbligato a prendere in moglie la vedova e a congiungersi con lei per garantire una continuità genealogica al defunto. Egli si rifiuta, consapevole del fatto che quella prole non sarebbe stata considerata come sua, preferendo quindi gettare il proprio seme a terra, motivo per cui sarà punito da Dio con la morte. È ispirandosi alle vicende di Onan che nel 1700, per la prima volta, comprare l’espressione onanista. Ciò avviene in seguito alla pubblicazione di un pamphlet anonimo dal titolo ridondante come usava all’epoca: Onania, ovvero l’odioso peccato dell’autopolluzione e tutte le spaventose conseguenze per entrambi i sessi, con consigli spirituali e materiali per coloro che si sono già rovinati con questa pratica abominevole e opportuni avvertimenti ai giovani della nazione di ambo i sessi. Che le pratiche autoerotiche fossero sconsigliate per motivi di salute non è certo una novità, tuttavia l’opuscolo introduce un passaggio: i danni provocati alla salute non si arrestano alla salute fisica ma si ripercuotono anche sul piano morale, gettando un’ombra di discredito sulla persona che la pratica. Come ricorda Carla Fronteddu, «la masturbazione, secondo l’anonimo autore, è un peccato che trova terreno fertile nell’ignoranza, si moltiplica nella segretezza ed è responsabile di una serie di terribili conseguenze». Nel volumetto sono così descritti una serie di sintomi che vanno da disturbi agli occhi e alla pelle al declino delle capacità intellettive e della memoria, fino a condurre chi la pratica all’epilessia, ad azioni folli e finanche al suicidio.

La medicina inizia così ad interessarsi agli effetti di questa pratica che per molti secoli era rimasta sullo sfondo. Fortemente colpito dalla lettura dell’opera anonima, Samuel August Davis Tissot – uno dei medici più famosi del Settecento – dà alle stampe Onanisme, un vero e proprio trattato sugli effetti negativi della masturbazione. Nel volume, Tissot adotta una prospettiva accademica e illustra tutti i possibili pericoli derivanti dalla masturbazione a sua detta riscontrati e studiati attraverso la pratica medica. In verità, è difficile immaginare che la clinica avesse offerto qualche supporto all’individuazione di queste patologie, considerato lo stato ancora embrionale della fisiologia. Piuttosto, i disturbi elencati da Tissot rappresentano la trasposizione fisica di un danno morale: un atto peccaminoso si rivela anche sul piano fisico attraverso connotati rivoltanti, che permettono di identificare subito il soggetto dedito a pratiche onaniste, poiché appare magro, brutto, ricoperto di brufoli e altre ulcere della pelle, pallido e spossato, ricurvo e affetto da malattie veneree.

A seguito dell’interesse da parte della medicina, l’autoerotismo viene sottoposto a un costante controllo medico allo scopo di proteggere la salute umana. Secondo il dottor Deslandes, autore de Dell’onanismo e degli altri abusi venerei considerati nei loro rapporti colla salute la masturbazione può avere effetti anche fatali: «il paziente non è consapevole del rischio che corre e persevera nella sua viziosa abitudine – il medico lo tratta sintomaticamente e presto la morte chiude il caso». Durante il XIX secolo per scongiurare la possibilità che gli adolescenti si abituassero a questa pratica peccaminosa venivano forniti suggerimenti di varia natura: si consigliava alle madri di far indossare ai figli calzoncini che non avessero tasche troppo profonde così da impedirgli di toccarsi sotto i vestiti, a scuola erano obbligati a tenere le gambe distese per evitare di incorrere in pericoloso sfregamenti; per cercare di interrompere il vizio si consigliava anche l’uso di dispositivi molto simili a strumenti di tortura, come l’anello uretrale – che aveva l’obiettivo di impedire le polluzioni notturne – o le scariche elettriche, che ostacolavano la spermatorrea, definita come sorta di debolezza fisica causata dalla perdita di seme.

Le pratiche autoerotiche venivano guardate con sospetto, tra le altre cose, anche perché a detta di medici, filosofi e studiosi affaticavano il corpo maschile rendendolo meno potente e performante sul piano sociale, lavorativo e sportivo. Se oggi le teorie che ritenevano la masturbazione pericolosa sul piano della salute sono state completamente smentite, questa credenza è in qualche modo sopravvissuta, soprattutto nello sport agonistico. È opinione comune ritenere che la pratica sessuale abbassi le prestazioni: Lister, nel volume già citato, cita il velocista Linford Christie che dichiarava di sentire le gambe “come piombo” quando gli capitava di avere un’attività sessuale prima di una gara e il pugile Carl Froch, che si vantava di aver messo al tappeto il suo avversario grazie a un’astinenza durata più di tre mesi. 

 

Se l’autoerotismo era causa di questa spossatezza, le tecniche che venivano impiegate nel tentativo di scongiurarla richiamavano i precetti propri della magia omeopatica e si ponevano dunque la medesima finalità, quella di fiaccare il corpo. Tra i vari suggerimenti indicati per debellare il vizio vi era il ricorso alle tecniche anafrodisiache. Come ricorda Lister, esse «erano suddivise in tre differenti categorie: raffreddamento del corpo, riduzione alla fame del corpo, sedazione del corpo». L’inibizione della libido e del piacere sessuale poteva passare attraverso sostanze come l’oppio, docce ghiacciate, affaticando il fisico mediante un’intensa attività lavorativa o sportiva, oppure controllandone l’alimentazione. 

È sempre Lister a ripercorrere la storia di queste tecniche. Aristotele, ad esempio, raccomandava di camminare scalzi poiché, a suo avviso, risultava pressoché impossibile “avere un rapporto sessuale quando i piedi non sono caldi”. Analogamente, Plinio il Vecchio suggeriva di porre lastre di piombo sui genitali che avrebbero bloccato i sogni erotici notturni. I bagni ghiacciati costituivano una delle “terapie” più utilizzate nei manicomi come strategia per tenere sotto controllo la libido dei e delle pazienti. Per controllare la passione erotica degli adolescenti, invece, il fondatore dello Scoutismo Robert Baden Powell suggeriva l’attività fisica. Secondo il generale ed educatore britannico, la masturbazione non causava malattie ma era piuttosto un istinto, una tentazione, che doveva essere controllata. Nel Boy Scout Handbook, il manuale ufficiale dato alle stampe nel 1911, scriveva: «nel corpo di ogni ragazzo che abbia raggiunto l’adolescenza, il Creatore ha seminato un fluido importante, il più meraviglioso materiale di tutto il mondo fisico. Alcune parti di esso si fanno strana nel sangue e danno tono i muscoli, energia al cervello e resistenza ai nervi. Qualsiasi abitudine che il ragazzo possa che ne provochi il rilascio tenderà a indebolire la sua forza (…) e radicherà in lui delle abitudini che nel corso della vita farà fatica ad abbandonare». Ne La strada verso il successo, volume dedicato alla formazione degli adolescenti pubblicato nel 1922, rincarava la dose provando a dare suggerimenti per liberarsi di questa pratica considerata contraria allo spirito degli Scout poiché focalizzata su un auto-compiacimento pericoloso, slegato dall’affettività e distante da quell’operosità che costituiva il nucleo fondante l’attività scoutistica. 

Tra tutte le tecniche anafrodisiache, però, quella relativa al controllo dell’alimentazione è forse la più interessante. L’idea che alcuni cibi scatenino la libido sessuale è comune ancora oggi: ostriche, champagne, cibi piccanti sono spesso associati a cene dall’alto potenziale erotico. Allo stesso modo, esistevano in passato elenchi di cibi da prediligere per “calmare i bollenti spiriti” o da evitare perché ritenuti addirittura pericolosi per il benessere sessuale. Del caffè, ad esempio, se ne sconsigliava l’assunzione perché poteva compromettere le funzioni riproduttive provocando danni irreparabili all’apparato maschile e femminile. Come sottolinea Lister, il medico francese Rebelais, nel Cinquecento, aveva stilato una lista di alimenti da cui attingere per calmare l’eccitazione sessuale. Scrive lo studioso che «la concupiscenza della carne viene raffreddata da determinate droghe e piante – come la ninfea, il salice, la cicuta, la pelle di un ippopotamo (…) – che rendono l’uomo frigido, maleficiato e impotente».

Qualche secolo dopo, sarà Harvey Kellog ad insistere sull’importanza di una dieta “sana” per prevenire non solo le malattie ma, soprattutto, per tenere a bada la libido. Fin dagli studi in medicina Kellog si interessa a rielaborare il concetto di salute: essa viene concepita come un elemento variabile, influenzato soprattutto dall’alimentazione. Negli anni in cui dirige il Battle Creek Sanatorium, in Michigan, si dedica a promuovere un nuovo paradigma alimentare recuperando gli studi Sylvester Graham, un reverendo che all’inizio dell’Ottocento aveva inventato un tipo di pane non raffinato e senza additivi. Una dieta povera e morigerata poteva contenere gli istinti sessuali, per questo Graham raccomandava di mangiare alimenti insipidi e rinunciare a latte e carne, principale causa dell’eccitamento sessuale. È partendo dalle considerazioni di Graham che Kellog, nel 1894, brevetta i famosi cereali a base di mais. I cornflakes diventano l’alimento cardine della nuova dieta a cui tutti i pazienti del sanatorio sono sottoposti per contenere le loro tendenze masturbatorie. Come in tutte le istituzioni totali, la salute si mantiene in realtà attraverso azioni coercitive. Kellog era solito praticare clisteri di yogurt, imporre docce ghiacciate ed esercizi fisici a tutti i pazienti che non traevano grandi benefici da una dieta povera. Molti dei suoi insegnamenti, tuttavia, potevano raggiungere anche le persone non ricoverate. Nel 1910 da alle stampe Plain facts for old and young, una sorta di manuale in cui, oltre alla dieta, suggerisce altri metodi per prevenire la masturbazione nell’infanzia che vanno dal bendaggio delle parti coinvolte, al legare le mani, fino alla circoncisione: «l’operazione – scrive – dovrebbe essere eseguita senza somministrare anestetici, perché il breve dolore avrà un effetto salutare sulla mente, specialmente se collegato a un’idea di punizione». 

Le parole di Kellogs costituiscono l’eco di un tempo fortunatamente destinato a esaurirsi. La sessuologia, che nasce agli inizi del Novecento, comincia a sfatare i miti collegati alla masturbazione. Nel 1948 il sessuologo Alfred Kinsey descrive l’autoerotismo come «un’esperienza umana pressoché universale» liberandola così dalla visione moralistica che per almeno tre secoli l’aveva considerata una depravazione. Gli studi più recenti si stanno occupando invece di indagarne gli effetti sul piano della salute: gli studiosi Luca Cintolo, Cosimo De Nunzio e Petros Sountoulides hanno rilevato che, negli uomini, la mancata eiaculazione porta produce danni al sistema urinario. Altre ricerche hanno dimostrato che le pratiche autoerotiche alleviano il dolore intenso provocato da emicranie particolarmente aggressive. 

Gli studi in campo scientifico e psicologico hanno dimostrato che ci si può masturbare per rilassarsi, da soli o con altre persone, come parte di un gioco sessuale, o semplicemente perché ci va: non esistono effetti collaterali. Anzi, come sottolinea Lister: «è clinicamente consigliato».


Alessia Dulbecco, pedagogista, formatrice e counsellor, lavora e scrive sui temi della violenza intrafamiliare e sugli stereotipi di genere, realizzando interventi formativi su queste tematiche per enti, associazioni e cooperative. Ha collaborato con numerosi Centri Antiviolenza. Di recente ha pubblicato “Arcani Filosofici”, D editore.

1 comment on “Perché si diceva che la masturbazione maschile fa male?

  1. Tommaso Lombardini

    Buongiorno,
    prima di tutto vorrei ringraziare tutto l’equipe de l’Indiscreto per regalare sempre articoli dai contenuti importanti. Le tematiche relative la spiritualità sono generalmente viste con scetticismo e penso che questo sia un limite della cultura odierna.
    Per quanto riguarda questo articolo, personalmente è da tempo che mi trovo combattuto al riguardo della masturbazione, più precisamente quella maschile. Se da un lato è sempre stata stigmatizzata sopratutto dalla religione cattolica (il che le fa “guadagnare punti” ai miei occhi), genera grande piacere e rilassa, dall’altro punto di vista sono fortemente convinto che il liquido seminale porti con se una forte energia vitale e che disperderlo esageratamente generi sicuramente perdita di forza e potere. Nella preparazione del rituale della toma dell’ayahuasca nell’amazzonia si comprende l’astinenza da vari cibi e da qualunque pratica sessuale. In tante tradizioni quando si cerca di radunare la propria energia si sconsiglia l’eiaculazione, detta in parole povere.
    Quindi, per terminare, penso che la moderazione sia la giusta maniera per godere di questo rimedio naturale.
    Vi ringrazio nuovamente per la vostra attenzione.
    un saluto amichevole

    Tommaso Lombardini

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.