Recensione dal mio bagno – “Non essere cattivo”

“Non essere cattivo”
di Claudio Caligari
Sceneggiatura di: Claudio Caligari, Francesca Serafini,
Giordano Meacci
Fotografia: Maurizio Calvesi
Montaggio: Mauro Bonanni
Con: Luca Marinelli, Alessandro Borghi, Silvia D’Amico
Prodotto da: Kimera film, Taodue Film, Andrea Leone Films

Sto guidando in mezzo al traffico.
Fumo una sigaretta.
Piove.
Devo cambiare il tergicristallo.
Non ci penso neppure.
E’una di quelle cose che faceva forse solo mio padre
e negli anni’90.
E’ la seconda sigaretta del giorno.
Sembra Novembre.
Devo aprire il finestrino.
Siamo a Settembre.
E’ bello quando a Settembre sembra Novembre,
piove e vado al cinema in macchina.
E’ bello il cinema quando piove.
E’ bella la pioggia quando sei in macchina.
E’ bello andare in macchina al cinema e sotto la pioggia.
La pioggia sbatte sul vetro e sul tetto.
E’ una pioggia fine e violenta.
Non sento la musica
ascolto la pioggia.
Ho sbagliato strada come tutte le volte che vado a vedermi un film al cinema Flora, Piazza Dalmazia,
Firenze.

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(c) Lorenzo Bechi, filmsolo, 2015

Faccio inversione a U e nessuno mi vede,
non ho mai imparato la strada,
credo sia una di quelle cose che capitano a tutti:
ci sono cose semplici nella vita che non si capiscono mai
e non si imparano mai.
Una delle mie è la strada per andare al cinema Flora.
Trovo parcheggio a due passi dal cinema.
Il cinema è ancora chiuso.
Il bar accanto è chiuso lui pure.
Che strano.
L’altro bar accanto ma sull’altro lato?
Strachiuso.
Che strano:
si chiama Caffè da Paris,
non mi piace per niente,
che nome del cavolo,
e poi non siamo mica a Parigi e manco vicini.
Era meglio Dalmazia,
Caffè di Dalmazia.


“Ci sono cose semplici nella vita che non si capiscono mai e non si imparano mai. Una delle mie è la strada per andare al cinema Flora.”


Uno spazzino pulisce i resti di un mercato ormai andato,
è una donna,
le faccio una foto sperando che lei non mi veda,
lei mi vede ma fa finta di niente,
io vedo che vede e faccio finta di niente,
quasi simmetrici,
è un gioco di specchi.
Nella piazza ci sono poche persone,
sembrano tutte aspettare qualcosa,
l’apertura del cinema?
Non credo,
sono le tre e venticinque e il film inizia alle quattro.

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(c) Lorenzo Bechi, filmsolo, 2015

Ha smesso di piovere da qualche minuto,
poco prima che scendessi di macchina,
poco prima che scattassi la foto alla signora spazzina.
Mi siedo su una panchina davanti alla sala.
Oltre a me ci sono:
una coppia di vecchi,
lui dorme, lei no;
una signora indiana seduta da sola che guarda nel vuoto;
un gruppetto di uomini maschi che si beve una birra.
Aprono il cinema.
Entro per primo,
nessuno mi segue,
il gruppetto di uomini maschi con birra scopro poi essere:
maschera,
addetto ai biglietti
proiezionista.
Per il momento son solo.
A parte il gruppo di uomini maschi che però in sala non entra,
stanno dietro le quinte.
E’ anche merito loro se si celebra il rito,
un fascio di luce nel buio sopra le teste illumina un muro,
le immagini corrono,
eccoti il cinema.
Scelgo il posto migliore,
non proprio nel centro del centro,
una fila più indietro dove potere allungare le gambe.
Me ne frego del posto assegnato.
Non arriva nessuno.
Non capita spesso di stare in un cinema completamente da solo.
Accadrà questa volta?
Speriamo di sì.
Si abbassan le luci,
iniziano i trailer,
volume sparato.
Sono sempre più solo.

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(c) Lorenzo Bechi – da “Halibut” (filmsolo)

Sono venuto a vedere “Non essere cattivo”,
l’ultimo film di Claudio Caligari da pochi giorni presentato a Venezia fuori concorso.
Claudio Caligari ci ha lasciati prematuramente lo scorso maggio dopo un lungo calvario, non appena ultimate le riprese del suo ultimo film.
Sono colpito e toccato,
ci lascia un altro tra i pochi che ha cercato un cinema nuovo e diverso,
di valore,
per cifra espressiva,
codici,
linguaggi,
modalità produttive.
Caligari è un uomo da sempre rimasto segregato ai margini del cinema italiano.
Del cinema romano.
Un po’per scelta e un po’no.
Ha fatto tre lungometraggi e una manciata di documentari.
Il suo primo lungometraggio fu un vero e proprio cult degli anni ’80:
“Amore tossico”(1983),
un film nel quale si parlava della dipendenza dall’eroina raccontata attraverso le vite di un gruppo di ragazzi della periferia romana.
Poi per dodici anni di lui non si seppe più niente
fino a quando non uscì il suo secondo lungometraggio
dal titolo “L’odore della notte “(1995),
un noir sulla malavita romana interpretato tra gli altri da Valerio Mastrandrea e Marco Giallini.

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(c) Lorenzo Bechi – da “Bathrooms” (filmsolo)

Lo stesso Mastrandrea divenne poi negl’anni caro amico di Caligari al punto tale
di essere determinante nella produzione di quest’ultimo film,
ha scritto anche una lettera a Scorsese in persona (idolo e punto di riferimento di Caligari) esortandolo a dargli un aiuto nella ricerca dei fondi.
Il film adesso c’è
e scorre sotto i miei occhi illuminati dalle immagini che lo schermo del Flora rimbalza sul mio volto solitario in questo cinema vuoto e degli anni ‘50.
Quando sei al cinema da solo è come se quel film fosse solo per te
e a volte sembra proprio così,
ma sembra e non è,
perché infatti i film come tutte le cose del mondo
non sono mai solo per te
ma sono anche degl’altri,
per gl’altri,
di tutti,
ed esistono
e nascono
e hanno senso proprio per questo:
nell’essere degl’altri, per gl’altri.
L’esistenza è un fatto sociale.
Ma chi se ne frega,
io adesso son solo in questa sala deserta
e questo film è tutto per me.

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(c) Lorenzo Bechi – da “Somewhere at the end of the world” (filmsolo)

E lo è non solo perché mi si dona in privato,
questo film è per me e lo sento da come si scaglia
contro la faccia,
addosso,
nel naso e negl’occhi,
mi scorre tra i piedi,
mi spacca le ossa,
mi alza le unghie,
mi buca la pelle.
Infatti sto male
e quando sto male accade qualcosa,
a volte qualcosa di grande,
a volte qualcosa di brutto,
a volte di grande, di brutto e di bello.


“Quando sei al cinema da solo è come se quel film fosse solo per te e a volte sembra proprio così,
ma sembra e non è, perché infatti i film come tutte le cose del mondo non sono mai solo per te ma sono anche degl’altri”


 

Veniamo al film:
il film è struggente,
è potente,
è miracolosamente vivo nel suo parlare di morte,
è delicato nel suo accarezzare con grazia le tragedie,
la vita,
l’amore,
la vita e l’amore che sono tragedia.
E’ un film che parla e trasuda vita,
morte e realtà
che poi sono l’una parte dell’altra.

Questa in due righe la storia:
Siamo a Ostia a metà degli anni’90,
ci sono due giovani,
Cesare interpretato da Luca Marinelli
e Vittorio interpretato da Alessandro Borghi.
I due giovani passano le loro lunghe giornate tra truffe,
rapine,
spaccio,
pasticche,
la cocaina,
le serate in discoteca,
l’eroina che c’è pure lei.
Poi ci sono le Golf,
quelle squadrate e di un tempo,
quelle con i due fari rotondi sul muso,
di quelle che se avevi il GTI eri un figo e il più bello di tutti.
Ci sono i giubbotti di jeans,
il bomber,
le giacche di pelle,
gli occhiali da sole con le lenti rotonde,
i capelli lunghi di sopra
e rasati di sotto,
il lavoro in nero e subappaltato,
le pistole e i fucili,
le siringhe di quelle che se non guardi bene dove cammini
le pesti e ti pungi,
la musica dance,
l’aids e manco un telefono.

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(c) Lorenzo Bechi, dal film “Bathrooms” (filmsolo)

I due giovani tra una serata e l’altra,
tra truffe e rapine,
discese e salite,
cazzotti e ore di noia,
prendono due strade diverse
e a uno va finire meglio e all’altro un po’peggio.
Ci sono i momenti di gioia e le ricadute,
la morte e i cambi di vita,
poca morale e poca speranza.
Se nasci dove il sole non batte,
bene che vada porti a casa la pelle,
non inciampi in galera e smetti di farti,
male che vada muori da solo e muori ammazzato.
Ma a te che va bene non ci fare la bocca,
dimentica la gloria,
il successo e la dolce vita;
dimentica gli ori,
gli incensi,
gli orpelli e la grande bellezza.
Dimentica il sogno
e se è quello che vuoi
te lo vendo per poco
a piccole dosi e in buste da un grammo,
poi lo schiacci,
lo stendi
e lo tiri col naso.
Il tuo sogno,
è il sogno che vendo,
dura una notte o un paio di ore,
è un sogno tagliato e sintetico,
artificiale e mediocre
brillante e traslucido.

Il film scorre via liscio come l’olio,
come la notte.
La narrazione è ben costruita e mai artificiosa.
Il racconto è credibile e ti entra nel fianco.
Non ci sono colpi ad effetto,
sterzate e scarti di lato,
ci sono le storie crude di una vita che esiste qualche metro più in la.
La regia è sobria e invisibile anche nei momenti più spinti e lisergici:
è bella la scena nella quale Vittorio (Alessandro Borghi)
nel fondo del fondo della notte di Ostia
si blocca in mezzo a una strada e vede i circensi,
vede se stesso
ma quello che vede non c’è.
I due attori sono bravi,
sono ancora più bravi,
sono stupefacenti,
muscolari e aggraziati,
dimostrano di sapere usare bene sia la testa che il corpo,
dimostrano di saper bene dosare tutte le corde,
le alte e le basse
cosa non facile quando quello che stringi nel pugno è materiale che scotta,
divampa ed esplode.
I due attori dimostrano di essere stati diretti con classe e sapienza
e di aver colto ciò che lo stesso regista chiedeva loro:
il realismo,
la vita e la morte
che poi sono l’una parte dell’altra.
“Non essere cattivo” è un film pasoliniano,
un film amaro e reale che racconta senza condanna,
senza morale e senza pietismo
le macerie della vita e dell’uomo nel nulla:
non c’è civiltà,
nessuna città,
non c’è società,
sono i non luoghi
i deserti nel buio nei quali muore la vita.
La città non esiste e nel regno dell’ombra non cresce più niente.
Qui non esistono “il poi” e i futuri anteriori,
“lasciate ogni speranza, voi ch’intrate”
non è data la fuga,
solo il dolore che lento si sconta
e giorno dopo giorno ti mangia e ti strazia
e domani chissà.

La sala nel buio.
Sono avvolto nel buio.
I titoli di coda a cascata nel buio.
Il film è finito.
Si accende la luce.
Mi guardo un po’in giro.
Ho paura che la mia solitudine fosse solo illusione.
Non vedo nessuno.
Son solo.
Son salvo.
Questo film è per me.

Veniamo alle pagelle:
Cinque pallette
Cinque stellette.
E’ un otto e mezzo per il vecchio Caligari.

Di Lorenzo Bechi
(www.filmsolo.org)

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