Sesso e scienza nel “Tempio di Flora” di Robert Thornton


Letti nuziali, prigioniere e tronchi rigonfi – La tassonomia delle piante di Linneo annunciò una nuova era nell’Europa del diciasettesimo secolo: quella in cui si parlava delle piante in termini sessuali. Martin Kemp esplora come l’associazione tra floreale ed erotico abbia raggiunto il suo apice visivo nel bellissimo “Tempio di Flora”, illustrato da Robert Thornton.


In copertina, Un gruppo di garofani – una tavola tratta dal Tempio di Flora di Robert Thornton (1807)

(Questo testo è la traduzione italiana di un articolo precedentemente uscito su The Public Domain Review sotto licenza Creative Commons)

di Martin Kemp

Per secoli lo studio dei fiori e la coltivazione dei giardini sono stati considerati un porto sicuro per le giovani signore, purché non aspirassero a diventare delle botaniche professioniste. Al contrario, il comportamento degli animali avrebbe suscitato degli interrogativi troppo scabrosi. Il metodo per la classificazione delle piante di Linneo, basato su stami e pistilli ed espresso in termini dichiaratamente sessuali, cambiò le carte in tavola. Nel farlo, svolse un ruolo chiave nella fondazione di quella che può essere definita come una “Scienza Romantica”, in cui la dettagliata analisi empirica è associata a ferventi evocazioni del dinamismo della natura.

Oggigiorno associamo al grande botanico svedese l’asciutta tassonomia del suo sistema di classificazione binomiale. Linneo ha fornito dei nomi longevi per molti generi e specie di piante, e non ci stupiamo di trovare l’iniziale “L” o l’abbreviazione “Linn” dopo il nome latino per la mora arbustiva, Rubus fruticosus – la sigla, infatti, significa che è un nome coniato da lui. Il tono dei suoi testi però è molto diverso. Il suo sistema era manifestamente sessuale:

Le foglie del fiore… servono come letti nuziali che il creatore ha gloriosamente disposto… e profumato con tanti e tali profumi in modo che lo sposo e la sua promessa possano festeggiare le loro nozze con la massima solennità. Quando il letto è pronto, è il momento che lo sposo abbracci l’amata e le offra i suoi doni.

Introdotti al pubblico di tutto il mondo dalla sua Philosopha Botanica del 1751, i principi di Linneo attirarono sia ferventi seguaci che una forte opposizione. Tra i devoti c’era Erasmus Darwin, nonno di Charles, un sostenitore della Rivoluzione francese che adottò una posizione radicalmente libertaria sulle questioni sociali. La poesia scientifica di Erasmus, The Loves of Plants, pubblicata nel 1789 come seconda parte del The Botanic Garden, fonde una sobria analisi scientifica al rapimento poetico, quest’ultimo caratterizzato dall’evocazione della poligamia del giglio Gloriosa superba:

Proud Gloriosa led by three chosen swains,

The blushing captives of her virgin chains …

When time’s rude hand a bark of wrinkles spread

Round her limbs, and silver’d o’er her head,

Three other youths her riper years engage,

The flatter’d victims of her wily age

Flora gioca con Cupido – frontespizio agli Amori delle Piante, seconda parte del Giardino Botanico di Erasmus Darwin (1789)

Non sorprende che le organizzazioni religiose e conservatrici fossero in allarme. In particolare, l’Encyclopaedia Britannica, pubblicata nel 1768 dai ribelli calvinisti di Edimburgo, si scontrò con i “i disgustosi tratti osceni” con cui Linneo aveva deturpato il quadro delle innocenti bellezze della natura.

Persino il filosofo francese radicale Jean-Jacques Rousseau, un entusiasta sostenitore del nuovo sistema, nelle sue lettere ha ritenuto prudente avvertire Madame Delessert che la sua giovane figlia doveva essere indotta ai segreti degli stami, dei pistilli e via dicendo “gradualmente, solo nella misura adatta alla sua età e al suo sesso”.

Il libro illustrato che coglie al meglio il tono dell’estatico darwiniano è la maestosa, ma economicamente disastrosa, impresa di Robert Thornton, A New Illustration of the Sexual System of Linnaeus, pubblicizzata per la prima volta nel 1797 e apparsa a episodi dal 1799. Le illustrazioni spaziano dalle rappresentazioni tabulari e diagrammatiche del sistema di Linneo, alle raffigurazioni romantiche di particolari piante in paesaggi suggestivi e le sovraccariche allegorie della natura. Per esempio, la Strelitzia reginae o “pianta regina” (dal nome di Charlotte di Mecklenburg-Strelitz, moglie di Giorgio III), è descritta sobriamente in una tavola, raffigurata in un ambiente esotico in un’altra, e presentata come il bersaglio della freccia di un Cupido nell’immagine allegorica “Cupido che ispira l’amore alle piante”, tratta dalla sezione pittorica della New Illustration – ribattezzata nel 1804 il Tempio di Flora.

La regina – una tavola del Tempio di Flora di Robert Thornton (1807)
Illustrazione raffigurante “Cupido ispira amore alle piante”, in questo caso la Strelitzia reginae, o “pianta regina”, una tavola del Tempio di Flora di Robert Thornton (1807)

Tuttavia, non si pensi che la regina Charlotte fosse stata incoraggiata a elargire i suoi favori con darwiniana prodigalità, Thornton si preoccupa di elogiare la sua regale patrona come “esempio luminoso di fedeltà coniugale e tenerezza materna”. Incrollabilmente pio, fermamente monarchico e molto inglese, Thornton non aveva nulla a che spartire con gli atteggiamenti così pericolosamente francesi di Erasmus Darwin.

Le sue pie intenzioni non gli impediscono però di proporre dei racconti piuttosto espliciti sulle vite delle piante. Ci sono dolci delizie, come quelle della mimosa pudica:

Dispensando il miele, offre un pasto delizioso al ronzante uccello, e la Natura è stata così premurosa nel proteggere questa tribù, che oltre a moltiplicare il numero di maschi (stamina) per ogni pistillo o femmina, alcuni dei suoi fiori possiedono appena un grappolo di maschi.

Altre piante trasmettono terribili minacce, nessuna delle quali è sconcia come quella della dragontea:

La sua cresta porpora fa capolino con malizia: dalla sua verde segreta proietta una orribile lancia, che brandisce verso l’alto: emana dalle narici un rumoroso vapore, infettando l’aria circostante: le sue cento braccia sono intervallate dal bianco, come nelle vesti dell’inquisizione; e sul tronco rigonfio si notano le scaglie di un potente drago; stranamente, il suo sesso è mescolato con quello opposto! Che terribile confusione! Tutto è incorniciato dall’orrore; un gentile avvertimento al viandante che i suoi frutti sono avvelenati, che è bella alla vista ma fatale al gusto; questo è il piano della PROVVIDENZA e così decreta la SUA saggezza.

Illustrazione raffigurante “Cupido ispira amore alle piante”, in questo caso la Strelitzia reginae, o “pianta regina”, una tavola del Tempio di Flora di Robert Thornton (1807)

Accanto a questi messaggi decisamente espliciti, Thornton sosteneva che il carattere matematico e logico della tassonomia era un “nobile esercizio”, adatto alla formazione delle menti dei giovani, sedotti troppo facilmente da passatempi che “infiammano le passioni”. Sottolineando il carattere spassionato della classificazione, egli si schierava a favore di chi accusava il carattere sessuale del metodo di Linneo, definendolo un’oscena perversione dell’innocenza delle piante, che rende la botanica uno studio inadatto alle giovani donne.

Thornton sosteneva che il sistema binomiale di Linneo doveva servire come scienza tassonomica dei fiori e non come istigazione ad abbandonare un comportamento lecito nella camera nuziale. Tuttavia, leggendo i suoi ferventi racconti sui costumi sessuali delle piante, potremmo concludere che anche lui facesse entrambe le cose.


Martin Kemp è professore emerito di Storia dell’Arte al Trinity College, Oxford. I suoi libri includono, The Science of Art: Optical Themes in Western Art from Brunelleschi to Seurat (Yale), e The Human Animal in Western Art and Science (Chicago). Ha pubblicato molte opere su Leonardo da Vinci, tra cui Leonardo da Vinci: The marvellous works of nature and man and Leonardo (Oxford). Il suo Christ to Coke: How image becomes icon studia undici tipi di icone attraverso una vasta selezione di immagini pubbliche. Le sue ricerche per Nature sono state pubblicate come Visualisations e sviluppate in Seen and Unseen (Oxford), in cui è esposta la sua idea di “intuizioni strutturali”. Il suo libro più recente è Art in History (Profile Books).

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