Lieto fine: L’azione sentimentale e la Sirenetta.

La Sirenetta

Nelle oscure profondità marine si trova un castello abitato da un’antica famiglia reale, composta da nonna, padre e sei nipoti, tutti metà umani e metà pesci. Secondo la tradizione a ognuna delle sei nipoti è concesso di visitare la superficie al compiersi dei quindici anni. È così che la più giovane delle sei vede per la prima volta il cielo, il sole, l’orizzonte e il principe – di cui ovviamente si innamora, dopo averlo salvato da un naufragio. Un amore folgorante, profondo, irrazionale, pronto a esaurirsi nella consueta formula: «vissero tutti felici e contenti».

Non questa volta, perché la Sirenetta è diversa dal principe e sente la necessità di cambiare, di rinunciare alla sua natura ittica in favore di forme più compiacenti a un essere umano. Per lei il principe non solo è l’amore, ma soprattutto la possibilità di un’anima eterna, il suo mezzo per raggiungere una realtà ultraterrena preclusa alle sirene.


«So bene cosa vuoi! È una cosa stupida, ma comunque avrai ciò che desideri»


La fanciulla decide che la vita in fondo al mare non le basta più e si reca alla catapecchia della Strega del mare, affrontando prove temibili grazie alle quali dimostra coraggio, forza, indipendenza e determinazione. Finalmente vis a vis, l’anziana megera le preannuncia senza mezzi termini il destino che la sua scelta le riserva:

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Bertall (1820-1882), La Sirenetta

 

«So bene cosa vuoi! È una cosa stupida, ma comunque avrai ciò che desideri, perché ti condurrà alla sventura […] Tu vorresti disfarti della tua coda di pesce e avere invece due monconi con cui poter camminare affinché il tuo principe possa innamorarsi di te […] la tua coda si aprirà e si contrarrà a formare ciò che gli uomini chiamano due belle gambe, ma fa male, è come se una spada affilata ti attraversasse. Tutti coloro che ti vedranno penseranno che sei la bambina più splendida che hanno mai visto! Conserverai il tuo incedere lieve, nessuna danzatrice sa muoversi lievemente come te, ma ogni passo sarà come calpestare un coltello affilato. Se vuoi patire tutto questo ti aiuterò! […] Se non conquisterai l’amore del principe facendogli dimenticare per te il padre e la madre, legandolo a te con tutti i tuoi pensieri e ottenendo che lui faccia unire le vostre mani dal prete […] non otterrai un’anima immortale! Il mattino dopo che avrà sposati un’altra il tuo cuore scoppierà e diventerai schiuma sull’acqua».

(Hans Christian Andersen, Fiabe e storie edizione integrale, Feltrinelli Editore, 2015 a cura di Bruno Berni, p.118-120)

«La tua coda si aprirà e si contrarrà a formare ciò che gli uomini chiamano due belle gambe, ma fa male, è come se una spada affilata ti attraversasse.»


La Sirenetta accetta il patto e paga la pozione con la propria lingua, che viene amputata sul posto dalla strega. Un patto è un patto, la pozione funziona e la Sirenetta incontra il principe, ma ora che è muta non può comunicare con lui, nemmeno per spiegargli che è stata lei a salvarlo. Il principe, ignaro dei fatti, decide di sposare la principessa di un regno limitrofo, riconoscendo in lei la responsabile del suo salvataggio.
Le sorelle della Sirenetta, venute a conoscenza della vicenda e del suo tragico epilogo, non si arrendono e cercano una soluzione: un pugnale ricevuto dalla strega del mare in cambio dei loro preziosi e splendidi capelli. Per salvarsi la Sirenetta deve uccidere il principe con il pugnale, per poi bagnarsi i piedi con il suo sangue. La Sirenetta decide di non farlo. Come previsto dalla strega, il giorno dopo le nozze reali il cuore le scoppia nel petto, ma invece di diventare schiuma del mare si trasforma in una figlia dell’aria e può finalmente guadagnarsi un’anima immortale. Da sola, senza principe.

Azione sentimentale.

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Gina Pane, Azione sentimentale.

 

Nel 1973 alla galleria Diaframma di Milano, Gina Pane realizza la sua Azione Sentimentale, una performance in cui vestita di bianco, dopo una sorta di danza cadenzata da movimenti rituali, inizia a conficcarsi spine di rose bianche nel braccio sinistro per poi incidere il proprio palmo con una lametta, simulando la siluhette di una rosa.


Nella performance di Gina Pane così come nella favola della Sirenetta il corpo femminile è legato a una dimensione di sofferenza, necessaria e sacra.


Rappresentativa di una sospensione tra dimensione spirituale e fisica, la Sirenetta, per amore del principe ma soprattutto per potersi guadagnare un’anima (cristiana), decide di martirizzare il proprio corpo di donna-pesce per raggiungere una sostanza differente. Anche nella performance di Gina Pane si palesa l’idea del sacrificio del corpo come medium verso una dimensione spirituale, attraverso una pratica dolorosa. In entrambe le opere si parte da una situazione oscura, legata alla sofferenza e alla ricerca di assoluzione, che attraversa un momento iniziatico sacrificale caratterizzato dal sangue, il cui scorrere ricorda il sacrum facere del contesto cristiano in cui i due autori sono cresciuti. Si giunge poi al momento della resurrezione, o meglio, del risorgere in una sostanza spiritualmente superiore, immergendosi nei segreti di quel femminino che porta sempre con sé il ciclo nascita – morte – nascita. Nella performance di Gina Pane così come nella favola della Sirenetta il corpo femminile è legato a una dimensione di sofferenza, necessaria e sacra.

Di Giulia Daolio


Giulia Daolio è laureata in storia dell’arte e curatrice. Attualmente collabora come ricercatrice presso lo C.S.A.C. (Centro Studi Archivio Comunicazione) dell’Università di Parma.
Immagini: (c) Gina Pane, Petr Stembera, Artfridge. Wikimedia.

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