Essere spinoziani sembra facile, ma non lo è, a causa delle tendenze naturali contrastanti del comportamento umano. Un’analisi di Mark Fisher, tra neurologia, cibernetica e filosofia (Da k-punk, 13 agosto 2004).
in copertina e lungo il testo: Salvo, Interno con funzioni straordinarie (1989) – Olio su tela – Asta Pananti in corso
Questo testo è tratto da Non siamo qui per intrattenervi, di Mark Fisher. Ringraziamo minimum fax per la concessione.
di Mark Fisher
Essere spinoziani è insieme la cosa più facile e difficile del mondo.
Facile, perché basta semplicemente agire in modo da dare vita a incontri felici. Difficile, perché, per uno degli scherzi più amabilmente crudeli della natura, le impostazioni predefinite del Sistema Operativo Umano sono contrarie a tale comportamento. La principale domanda a cui L’anti-Edipo di Deleuze e Guattari cercava di rispondere era profondamente spinoziana: «Perché la gente è così disposta a difendere la propria schiavitù?» Nel frattempo il modello di dipendenza di Burroughs, un modello spinoziano astratto – ossia non una metafora, cosa potrebbe esistere di più letterale? – descrive la riduzione in schiavitù dell’umanità ad opera di una vasta macchina immiserente i cui interessi sono diversi da quelli del genere umano.
Tutto ciò, per tornare ai dubbi su Badiou espressi da Radar_Anomalous, conduce a un’altra forma positiva per strappare la ragione/razionalità a ciò che Robin Undercurrent definisce simpaticamente «epistemonauti noiafondai». Per Spinoza, essere liberi significa agire secondo ragione. Agire secondo ragione significa agire in conformità con i tuoi interessi. Alla fine, però, dobbiamo riconoscere che dal punto di vista di Spinoza i migliori interessi della specie umana coincidono con il divenire-disumani.
Molti problemi del Sistema Operativo Umano derivano dal suo inefficiente bio/neuro-packaging. Diversamente dagli organismi molto semplici – programmati per essere attratti da ciò che è vantaggioso e sfuggire a ciò che è loro ostile – gli esseri umani vantano un complicato sistema di elaborazione degli stimoli esogeni ed endogeni, direzionati/radicati nel sistema nervoso centrale arborescente che parte dalla colonna vertebrale e viene controllato dal cervello. In realtà, sostengono i neurologi, il cervello consiste in pratica di tre cervelli diversi – il «cervello rettiliano» responsabile di funzioni di sopravvivenza di base come respirare, dormire e mangiare; il «cervello mammifero», che include unità neurali legate alle emozioni sociali; e il cervello «ominide», che è esclusiva degli umani e comprende gran parte della loro corteccia (lo strato sottile ripiegato su se stesso che riveste il cervello, ed è responsabile di funzioni «alte» come linguaggio, coscienza e pianificazione a lungo termine) sovradimensionata. La neurologia fornisce anche una descrizione rigorosamente materialistica delle confusioni thanatoidali tra desiderio e proibizione descritte da Lacan e Žižek.

Fatto cruciale per l’analisi di Burroughs, fornisce anche una spiegazione del motivo per cui gli umani sono endemicamente inclini ai comportamenti di dipendenza. Ciò avviene perché in realtà esistono due circuiti separati, uno per la motivazione e l’altro per la gratificazione. Nelle ultime fasi della dipendenza una persona desidera consumare la droga, ma è improbabile che sarà contento di iniettarsela. Mettete tutto insieme, e in pratica vi ritroverete con una ricetta neuronica dell’incessante flusso di sofferenza, ostilità e violenza che hanno segnato la storia umana. Nietzsche sosteneva che se gli animali avessero potuto descrivere la specie umana l’avrebbero definita «la creatura infelice».
Nonostante ciò, e proprio a causa di questo terribile assemblaggio patologico, l’essere umano dispone di una capacità di destratificazione che l’organismo funzionalmente semplice non possiede. Qua Spinoza converge con il cyberpunk, e dunque con il pensiero di Deleuze e Guattari, principale programma teorico del cyberpunk. Una delle conseguenze dell’analisi di Spinoza, come detto in precedenza, è che l’hardware generatore di emozioni degli esseri umani può essere interpretato con la stessa struttura causale che viene applicata al cosiddetto mondo naturale. Nel ventesimo secolo la cibernetica farà la stessa scoperta.
Però abbandoniamo subito una delle ipotesi pigre e vaghe in cui si è soliti cadere ogni volta che si sente pronunciare il termine cibernetica. La cibernetica non si riferisce esclusivamente ai dispositivi tecnici. Wiener la definisce come lo studio del controllo e della comunicazione negli animali e nelle macchine (per inciso: perché le piante sono escluse?). La sua principale scoperta è il «feedback», ossia la capacità di un sistema di riverberare e di riflettere e agire sulla propria performance. Così, come discutevo l’altro giorno con Luke, la caratteristica fondamentale della cibernetica è che nulla è «più cibernetico» di qualcos’altro. Esistono solo sistemi con più o meno feedback, e tipi diversi di feedback. Quindi, se il termine cibernetica vi richiama alla mente soltanto superfici di acciaio luccicante, si tratta di un’associazione sbagliata.
Mentre il cyborghismo è orientato alla manutenzione e alla riproduzione dell’organismo e dei suoi circuiti di controllo omeostatici, il cyberpunk o k-punk (per inciso, una delle ragioni della k sta nel termine greco kuber, da cui cyber) si muove in direzione di una cibernetica del disassemblaggio organico. Anche qui occorre fare chiarezza. Disassemblaggio dell’organismo umano non significa sostituirne le parti con componenti di metallo o silicone (ecco perché il termine cyborg – cioè cybernetic organism – è pletorico e fuorviante: ogni organismo è già cibernetico). Ciò che conta in realtà è l’organizzazione complessiva delle parti. Le parti operano come degli «organi» gerarchicamente organizzati e funzionalmente specifici all’interno di un’interiorità cyber-negativamente costruita, oppure operano come dei potenziali deterritorializzati che muovono da/verso l’Esterno?
La seconda configurazione è quella che Deleuze e Guattari, sulla scorta di Artaud, denominano Corpo senza Organi. Come ha osservato Nick parecchio tempo fa, il CsO è un concetto di tipo essenzialmente spinoziano: «Quando si parla del corpo senza organi si parla sempre di Spinoza».
Uno degli aspetti sublimemente spietati (=macchinicamente efficienti) del comportamento di alieni, predatori e shoggoth da cui l’organismo si ritrae con orrore è la loro prontezza ad abbandonare parti del corpo danneggiate o in eccesso. Il CsO rinuncia velocemente a tutti gli aspetti che gli impediscono di scivolare verso l’intensità zero della potenzialità pura o lo fanno arretrare verso il chiuso depotenziamento dell’organismo. (Mi sono a volte interrogato sul potenziale del k-punk di far sì che «se il tuo occhio destro ti è occasione di scandalo, cavalo e gettalo via da te».) Questa, fatto forse straordinario, è la ragione spinoziana.
Ora possiamo comprendere perché divenire disumani vada a tutto vantaggio dell’umanità. L’organismo umano è predisposto per produrre sofferenza. Ciò che ci piace può essere per noi dannoso. Ciò che ci sembra buono può avvelenarci.
L’affascinante potenziale destratificatore della neuroeconomia, perciò, sta nella possibilità di utilizzarla contro i suoi fini apparenti. Così come altri programmi schiavistici del Kapitale, la neuroeconomia ha l’obiettivo di indurre lo stupido ciclo ripetizione-compulsione delineato da Burroughs e Downham. Secondo quanto scrive Rita Carter in Mapping the Mind, «dove il pensiero entra in conflitto con l’emozione, questa è destinata dai circuiti neurali del nostro cervello a prevalere». Il corpo spinoziano privo di programma di organizzazione mira a invertire tale priorità, fornendo delle mappe astratte per imporre gli obiettivi della ragione all’impostazione emotiva predefinita. K-punk significa quindi anche neuropunk: una massiccia riconnessione dei circuiti neurali dell’umanità.
Anche se ne hanno represso di frequente la consapevolezza, tutte le culture hanno compreso che essere un soggetto significa essere scimmie tormentate da sofferenze infernali, e ciò spiega la religione, le pratiche sciamaniche ecc., tutte attività dirette alla produzione di Corpi senza Organi. Paradossalmente, l’interesse supremo di ogni corpo sta nel non avere alcun particolare interesse – ossia identificarsi con lo stesso cosmo come il Corpo senza Organi, il Dio Spinoziano, il corpo lemuriano di Uttunul.
Per trasferirci su un piano super-immanente, perciò, pensiamo al blogging. Come Undercurrent scriveva a proposito dell’iperstizione, nel migliore dei casi il blogging può essere «un collettivo molecolare partecipativo di processi autenticamente K+ (per esempio comprare materiali di cui scrivere in modo che altri commentino e segnalino altre cose su cui poi tu potrai scrivere…)». Ciò che ha iniziato a emergere negli elementi più destratificanti della blogosfera è una rete depersonalizzante, desoggettivizzante che produce incontri felici in un processo di feedback positivo dove i meccanismi fondamentali di conflitto mammifero-rettiliani sono disattivati.


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