Storia dell’unico giapponese a bordo del Titanic



Quando il Titanic affondò nell’Oceano tra i passeggeri ce n’era solo uno di nazionalità giapponese: era un signore elegante, che dopo quella tragedia venne odiato, minacciato ed escluso dalla società.


In copertina: Music Zoran : Paesaggio d’estate (1961) All’asta dal 14 dicembre 

(Questo articolo è uscito precedentemente su Linus, che ringraziamo)


di Ivan Carozzi

La storia di Masabumi Hosono, cittadino giapponese vissuto a cavallo tra il diciannovesimo e il ventesimo secolo, ci racconta degli inganni, dei trabocchetti, delle ambiguità e delle insidie che possono nascondersi nel complicato rapporto tra culture diverse. In questo caso parliamo della relazione tra Oriente e Occidente, all’inizio del secolo scorso, e in particolare tra Giappone e Occidente.

In una delle poche foto rimaste, Hosono appare impeccabilmente elegante. Giacca scura, panciotto, un cravattino indossato sopra una candida camicia bianca, occhiali dalla montatura leggera, capelli in ordine e pettinati con la riga da una parte, infine baffoni che guardano allo stile handlebar, cioè a manubrio. Serio, fermo, composto. Del resto all’epoca non esisteva l’abitudine di sorridere in foto. Masabumi nasce nel villaggio di Hokura nel 1870. A quarantadue anni, nel 1912, figura nell’elenco dei 1324 passeggeri a bordo del Titanic. Inglesi, siriani, cinesi, russi, portoghesi, turchi, italiani, svedesi. Nel complesso si contano trenta nazionalità diverse. Lui è l’unico giapponese, ha un biglietto di seconda classe ed è reduce da un viaggio di lavoro in Russia. Alle spalle ha una carriera di tutto rispetto. Prima di diventare un funzionario del Ministero dei trasporti, lavora per la Mitsubishi Joint Stock Company e in seguito, come addetto al carico, presso la Shimbashi Station, cioè l’antico terminal ferroviario di Tokyo. Grazie a un corso di diploma in lingua russa, nel 1907 riesce a trovare un posto in Ministero, nel ramo che si occupa del sistema ferroviario. Viaggia spesso per lavoro e forse vive con orgoglio il sentimento di appartenere a una società moderna e cosmopolita, come testimoniano i mustacchi e gli abiti all’occidentale.

Music Zoran, Paesaggio d’estate (1961), All’asta dal 14 dicembre

 

Mercoledì 10 aprile 1912 il Titanic salpa dal porto inglese di Southampton. Il 12 e il 13 aprile il mare è calmo e il tempo è sereno. La rotta procede lungo il cosiddetto “outward southern track”, cioè un corridoio seguito dalle imbarcazioni dirette a occidente nel periodo compreso tra il 15 gennaio e il 14 agosto, in modo da evitare banchi di nebbia e ghiaccio. Eppure, come noto, domenica 14 aprile il Titanic impatta contro un iceberg e in meno di tre ore, alle due e venti del mattino, il transatlantico affonda. Hosono viene svegliato insieme agli altri passeggeri. Occorre abbandonare la nave. Sul ponte il cielo è illuminato dai lanci dei razzi di segnalazione. Vengono calate in acqua le scialuppe. Hosono sale sulla numero dieci e riesce a scampare al naufragio. Tornato a Tokyo, con una nave partita da San Francisco dopo essere prima passato per New York, rilascia un’intervista al quotidiano Yomiuri. La vicenda dell’unico giapponese a bordo del Titanic diventa così di dominio pubblico. È l’inizio di un secondo naufragio. Il nome e la memoria del civil servant Masabumi Hosono vengono travolti dalla vergogna. Hosono è sospettato di essere tra quelli che sono montati sulla scialuppa senza dare la precedenza a donne e bambini. L’accusa gli costa il posto di lavoro, lettere anonime, inviti al suicidio e un pubblico ostracismo che lo costringerà al ritiro sociale e al silenzio.

Eccoci al punto. Secondo un’interessante ricostruzione dell’accademica Margaret Mehl, apparsa su encyclopedia-titanica.org, la feroce riprovazione di cui fu oggetto Hosono non venne scatenata, come si potrebbe pensare in un primo momento, dall’infrazione di una norma condivisa dalla cultura giapponese, ma potrebbe avere un’origine indiretta. La regola del mare, in base alla quale in caso di naufragio la precedenza nella via di fuga è data a donne e bambini, diventò famigliare alle classi agiate giapponesi solo grazie alla lettura di Self Help, compendio di morale liberale e vittoriana e best seller internazionale dell’autore inglese Samuel Smiles (pubblicato in Italia col titolo di Chi si aiuta Dio l’aiuta). È nell’opera di Smiles che il pubblico e le élite giapponesi trovarono descritto il carattere del vero gentleman e conobbero il significato etico-morale di quella particolare legge del mare. Nel 1912, inoltre, il Giappone è sulla strada dell’industrializzazione e pone la massima attenzione al modo in cui la propria immagine si riflette nello sguardo delle diplomazie europee e nella pubblica opinione dei paesi anglosassoni. Forse è in questo zelo e preoccupazione che ha origine la volontà di fustigare la presunta vigliaccheria di Hosomo. E amaramente, paradossalmente, i floridi e curati baffoni, la mise ineccepibile, il colletto della camicia perfettamente abbottonato sopra la cravatta, potrebbero testimoniare in Hosono un desiderio di essere un vero gentleman e quindi di attenersi a quel codice nel nome del quale, per una sorta di contrappasso, verrà poi condannato.

Successivamente al naufragio, Hosono venne soccorso e trasportato dalla scialuppa numero dieci all’interno della nave Carpathia. Qui su carta intestata del Titanic, dove qualche giorno prima aveva cominciato a scrivere una lettera alla moglie, Hosono descrive a caldo le ore drammatiche della collisione, il fuggi fuggi, il panico e il terrore di non poter più riabbracciare la moglie e i figli. Le memorie scritte di Hosono si sommano a quelle di alcuni occidentali a bordo del Carpathia, con la differenza che quelle di Hosono, squalificato al rango di un anonimo e meschino asiatico con biglietto di terza classe, non furono prese in considerazione e non suscitarono la stessa attenzione, sebbene fossero le uniche vergate su carta intestata del Titanic.

All’epoca dell’uscita del film Titanic, nel 1997, il nipote di Hosono si spese in prima persona per dare nuova notorietà alla lettera del nonno, nel tentativo di riabilitarne la memoria e di offrire un punto di vista più autentico ed empatico con i sentimenti di un povero naufrago e le circostanze assolutamente concitate e confuse nelle quali il naufrago trovò la salvezza. Anche grazie a tale riscoperta, la figura di Hosono ha acquistato il giusto rilievo tra gli storici e appare perfino tra i personaggi di Titanic: the honor and the glory, videogioco uscito nel 2018. Ma in fondo alla storia troviamo un’ultima nota. Haruomi Hosono, nipote di Masabumi, è un musicista di fama mondiale, fondatore con Ryuchi Sakamoto negli anni Settanta della band techno-pop Yellow Magic Orchestra, ed è tra gli autori di un album, Pacific, uscito nel 1978. Pacific è una sorta di omaggio postmoderno, calligrafico e gioioso, alle musiche da crociera e alle atmosfere tranquille degli arcipelaghi del Pacifico. Sole, cieli azzurri, cocktail a bordo piscina. Sintetizzatori che imitano il canto degli uccelli e la carezza gentile dei venti. Nessuna relazione con la tragedia marittima del 1912 e con la storia di Masabumi. Possiamo solo supporre che la memoria di una vicenda famigliare, ingombrante e letteralmente immersa negli abissi, abbia agito da leva inconscia nella creazione di un’opera musicale fin troppo amena e spensierata. L’oceano descritto in Pacific, in fondo, è quello che suo nonno attraversò dopo il naufragio, per riabbracciare sua moglie e tornare finalmente a casa.


Ivan Carozzi lavora per la rivista Linus e ogni tanto per la tv. Ha scritto per diversi quotidiani e periodici. È autore di Figli delle stelle (Baldini e Castoldi, 2014), Macao (Feltrinelli digital, 2012) e Teneri violenti (Einaudi Stile Libero, 2016).

2 comments on “Storia dell’unico giapponese a bordo del Titanic

  1. Maryann Dewolf

    Absolutely amazing, No one is able to imagine the horrors of that night, “there before the grace of God, go you and I” No one has the right to judge unless they wear there!!

  2. Stefania

    Bello!

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