Storia indiscreta di Solaris in Italia



Ci sono cose che non sappiamo sul capolavoro letterario di Stanisław Lem.


In copertina la copertina di solaris, il film del 1972

 

di Luigi Marinelli

Nella sua dotta postfazione all’edizione Sellerio di Solaris, Francesco M. Cataluccio scriveva:

Il problema di fondo che Lem ha messo in luce in Solaris, ma anche in molti degli altri suoi libri, sta in una serie di domande che Oreste del Buono ha ben evidenziato, recensendo Il congresso di futurologia (Kongres futurologiczny, 1973; trad. it. Editori Riuniti, Roma 1981, e poi Marcos y Marcos 2003): “L’intelligenza è in grado di apprendere una realtà ignota che richiede un cambiamento, una revisione dei metodi di conoscenza già stabiliti? Si può immaginare una coscienza diversa dalla coscienza dell’uomo? L’evoluzione biologica conduce sempre nella stessa direzione oppure è capace di creare un altro tipo di sapienza? L’uomo ha la forza di superare se stesso nella fantasia, di inventare una nuova realtà che non assomiglia a quella che è propria?” (Lem: la truffa del futuro è il finto benessere, in “La Stampa”, 23/I/1982).

Faceva bene il curatore di quella che annunciava essere la prima edizione italiana di Solaris “tradotta dall’originale polacco e in forma integrale” a riportare quegli interrogativi fondamentali attribuiti a Oreste del Buono. Questi infatti riassumevamo in brevi parole i principali nuclei d’interesse di tutta l’opera narrativa e saggistica di Lem: intelligenza, metodo, conoscenza, coscienza, evoluzione (biologica e tecnologica), fantasia, nuova realtà, evidenziandone il fondo epistemologico, sì, ma forse soprattutto etico-antropologico e ontologico. 

In tutto ciò l’unica nota stonata era però che quella serie di domande ripetuta da Cataluccio non era affatto di Oreste Del Buono. Quest’ultimo se ne era infatti impossessato a partire da un libro polacco di otto anni prima, lasciando cadere ogni possibile virgoletta. Ma la cosa veramente strana è che di lì a poco le stesse frasi sarebbero apparse anche nella Introduzione di Gianfranco de Turris a: Stanislaw Lem, Solaris, traduzione di Eva Bolzoni, Mondadori, Milano 1982, edizione che nel retrofrontespizio porta chiara l’indicazione della data di stampa: “I edizione Oscar Mondadori agosto 1982”. Strano peraltro che Cataluccio, componendo la sua postfazione a distanza di trent’anni dai due scritti summenzionati, non si fosse accorto del loro insolito rapporto “intertestuale”, tanto più che vi annotava esplicitamente che l’edizione Mondadori 1982 conteneva “un’interessante e colta, anche se un po’ esoterica, postfazione di Gianfranco de Turris”. Gianfranco de Turris vi riportava infatti le stesse parole di del Buono poi citate anche da Cataluccio, mettendole però correttamente fra virgolette e indicandone la fonte. Ricopio qui di seguito l’intero capoverso del ragionamento di de Turris, sottolineando in corsivo le frasi/domande “incriminate”:

Il problema che si collega alla conoscenza della realtà, e più precisamente di una “realtà ignota”, quello che Lem chiama “dramma gnoseologico”, è senza dubbio centrale per quasi tutti i romanzi dell’autore polacco sin dai suoi esordi. Sembra che egli si preoccupi in genere di trovare una risposta soddisfacente a domande tipo: “l’intelligenza è in grado di conoscere una realtà ignota, che richiede un cambiamento, una revisione dei metodi di conoscenza e di deduzione già stabiliti? )(…) Ci si può immaginare una coscienza diversa dalla coscienza dell’uomo? (…) L’uomo è in grado di superare se stesso nella fantasia, riesce a inventare una realtà interiore che non assomigli a quella che gli è propria?”, come giustamente nota Wlodzimierz Maciag [sic!] nel suo saggio Literatura Polski Ludowej 1944-1964 del 1973.

Insomma, si può rilevare come lo stesso brano originale – tratto da un repertorio enciclopedico degli scrittori polacchi del primo ventennio della Polonia Popolare ad opera del critico Włodzimierz Maciąg dell’Università di Cracovia – con qualche minima variazione testuale sia passato quasi contemporaneamente in de Turris e in del Buono, e da quest’ultimo, trent’anni dopo, in Cataluccio. Evidentemente per tutti e tre i critici italiani quel frammento tratto dalle tre paginette e sette righe dedicate a Lem nel libro di Maciąg costituiva un importante spunto di sintesi interpretativa per la comprensione di uno dei capolavori della letteratura (non solo di fantascienza) del Novecento.

Qualcuno potrebbe pensare che questa mia postilla alle prefazioni/postfazioni italiane di Solaris nasca da una petulante pignoleria filologica più o meno fine a sé stessa, quindi di natura nevrotico-masturbatoria. Ma non è così, perché purtroppo la stessa storia delle traduzioni italiane di Solaris si rivela teatro di inesattezze, per non dir peggio, francamente inaccettabili.

Entra qui in gioco un quarto breve testo, e cioè la bella e appassionata Presentazione di Renato Prinzhofer a quella che, a tutti gli effetti, fu la prima traduzione di Solaris in italiano, ad opera di Eva Bolzoni (in realtà: Ewa Zaniewska Bolzani), e poi ripresa in varie successive edizioni Mondadori, sempre col cognome storpiato dell’indifesa traduttrice. Tuttavia, a leggere ora in parallelo presentazione e postfazione nelle due diverse edizioni del romanzo in traduzione italiana (Editrice Nord 1973 e Sellerio 2013), si rimane alquanto sconcertati dalle seguenti affermazioni, di Renato Prinzhofer nel primo caso e di Francesco M. Cataluccio nel secondo: 

Prinzhofer (1973): 

La traduzione è stata condotta direttamente sul testo polacco. Abbiamo posto ogni cura per avere una versione quanto più fedele possibile. […] C’è da dire che non esiste una vasta tradizione, in Italia, di traduzioni dal polacco e […] si capisce facilmente che l’impresa non è stata da poco. Ci auguriamo che il risultato non abbia tradito troppo lo stile dell’autore, che abbiamo cercato in ogni modo di rispettare, anche nella punteggiatura.

Cataluccio (2013): 

Solaris […] fu conosciuto nel mondo grazie all’edizione inglese del 1971 di Joanna Kilmartin e Steve Cox, che però lo tradussero dal francese (nella versione di Jean Michel Jasienski) e tagliarono arbitrariamente le parti che sembrarono loro appesantire la trama del racconto. La prima edizione italiana, uscita presso l’Editrice Nord, nel 1973, a cura di Eva Bolzoni, fu tradotta dall’inglese e si portò quindi con sé anche tutte le mutilazioni. Nulla cambiò con le successive edizioni, a partire dal 1982, di Mondadori, che mantenne la traduzione dall’inglese e i tagli […] La presente edizione […] è la prima tradotta dall’originale polacco e in forma integrale.

A questo punto sembra evidente che in uno dei due casi siamo di fronte a disinformazione, o quanto meno a un grosso fraintendimento, che mi pare sia ormai tempo di aggiustare.

Fermo restando che: 1) il traduttore francese, al quale – stando alla postfazione dell’edizione Sellerio – parrebbe risalire la filiera delle prime traduzioni di Solaris in inglese e di lì in italiano, si chiamava Jasienko (e non Jasienski); 2) che la prima edizione della traduzione di Kilmartin e Cox era del 1970 (e non del 1971); 3) che Eva Bolzoni (in realtà Bolzani) non era curatrice, ma solo traduttrice della prima versione italiana di Solaris – un breve confronto delle quattro versioni in gioco ci convince che la traduzione italiana del 1973 fosse stata anch’essa svolta sull’originale polacco, senza essere affatto passata per altre vie, né tanto meno “mutilata”. 

Non c’era quindi nessun motivo plausibile per il postfatore dell’edizione Sellerio 2013 di scrivere quello che ha scritto. Il lavoro della prima traduttrice italiana di Solaris venne infatti integralmente svolto sul testo originale, molto probabilmente senza neanche tenere sott’occhio le precedenti versioni francese e inglese, come può mostrare il confronto tra i seguenti quattro frammenti tratti dal secondo capitolo di Solaris, in cui si nota chiaramente che, rispetto alle altre tre, è proprio la traduzione “Bolzoni” a esprimere una perfino eccessiva fedeltà verso il testo polacco (cosa che del resto onestamente dichiarata da Prinzhofer nel citato brano della sua Prefazione): 

Lem:

Jakoż w cztery lata po tym odkryciu okrążyła ją wyprawa Ottenskjolda, który badał planetę z Laokoona i dwu towarzyszących statków posiłkowych.

Jasienko:

Quatre ans après cette promotion, survolant la planète avec le Laakon et deux vaisseaux auxiliaires, l’expédition d’Ottenskjold entreprit d’étudier Solaris.

Kilmartin e Cox:

Four years after this promotion, overflying the planet with the Laakon and two auxiliary craft, the Ottenskjöld expedition undertook a study of Solaris.

Bolzoni: 

Quattro anni dopo questa scoperta, il pianeta fu studiato dalla spedizione di Ottenskjold, che orbitò intorno ad esso col Laokoon accompagnato da due navi ausiliare.

Verdiani:

Quattro anni dopo questa promozione, Solaris era stato sorvolato dalla spedizione Ottenskjöld che, con il Laocoonte e due navi ausiliarie, ne aveva intrapreso lo studio.

Anche solo a partire dalla comparazione di queste due righe si potrebbero azzardare delle ipotesi (l’inglese ad esempio si porta dietro dal francese la strana grafia Laakon; a sua volta Bolzoni è l’unica a tradurre letteralmente con “scoperta” il polacco odkrycie che gli altri tre rendono assai liberamente con “promotion / promozione”). Ma questa pratica, cioè l’emulazione e mutua ispirazione fra traduttori dello stesso testo in varie lingue, è un fatto normale e non tocca affatto la sostanza del problema, perché qui c’interessa semplicemente confutare la doppiamente falsa illazione secondo cui “la prima edizione italiana di Solaris, uscita presso l’Editrice Nord, nel 1973, a cura di Eva Bolzoni, fu tradotta dall’inglese e si portò quindi con sé tutte le mutilazioni” di quello. 

A riprova, metto semplicemente a confronto quattro frammenti tratti da un passo “topico” come l’inizio del quattordicesimo e ultimo capitolo di Solaris, “Il vecchio mimoide”.

Originale polacco di Stanisław Lem (1961):

Siedziałem u wielkiego okna i patrzałem w ocean. Nie miałem nic do roboty. Raport, opracowany w pięć dni, był teraz wiązką fal, pędzącą przez próżnię gdzieś za gwiazdozbiorem Oriona. Kiedy dotrze do ciemnej mgławicy pyłowej, która rozprzestrzenia się na obszarze ośmiu trylionów sześciennych mil i pochłania każdy sygnał i promień światła, natrafi na pierwszy z łańcucha przekaźników. Stąd, od jednej radioboi do drugiej, skokami, liczącymi miliardy kilometrów, będzie mknął po krzywiźnie olbrzymiego łuku, aż ostatni przekaźnik, metalowa bryła, pełna ciasno upakowanych, precyzyjnych instrumentów, z wydłużonym pyskiem kierunkowej anteny, skupi go raz jeszcze i ciśnie dalej w przestrzeń, ku Ziemi. Potem upłyną miesiące i taki sam pęk energii, ciągnąc za sobą bruzdę udarowych zniekształceń w grawitacyjnym polu Galaktyki, wystrzelony z Ziemi, dopadnie czoła kosmicznej chmury, prześliźnie się, wzmacniany wzdłuż naszyjnika wolno dryfujących boi, i z nie zmniejszoną chyżością pomknie ku podwójnym słońcom Solaris.

Traduzione francese di Jean-Michel Jasienko (1966):

Assis devant la grande fenêtre, je regardais l’océan. Je n’avais rien à faire. Le rapport, rédigé en cinq jours, était maintenant un faisceau d’ondes qui couraient dans le vide, quelque part au-delà de la constellation d’Orion. Quand il atteindrait la sombre nébuleuse, qui absorbe tous les signaux et les rayons lumineux dans une masse de huit trillions de milles au cube, notre rapport serait recueilli par la première antenne d’une chaîne de relais. Alors, décrivant un arc gigantesque, sautant d’une bouée radio à une autre par bonds de milliards de kilomètres, le rapport parviendrait enfin au dernier relais, bloc métallique bourré d’instruments de précision ; et le bec allongé de l’antenne de retransmission capterait le faisceau d’ondes en le concentrant, pour le relancer dans l’espace, vers la Terre. Des mois s’écouleraient ensuite, puis un semblable faisceau d’énergie, parti de la Terre, creuserait un sillon de perturbations dans le champ de gravitation de la Galaxie; heurtant de front le nuage cosmique, il poursuivrait sa route sans perte de vitesse, amplifié par la longue chaîne des bouées libres qui le dirigeraient vers les deux soleils de Solaris. 

Traduzione inglese di Joanna Kilmartin e Steve Cox (1970):

I sat by the panoramic window, looking at the ocean. There was nothing to do now that the report the report, which had taken five days to compile, was only a pattern of waves in space. It would be months before a similar pattern would leave earth to create its own line of disturbance in the gravitational field of the galaxy towards the twin suns of Solaris.

Traduzione italiana di Eva Bolzoni (1973):

Sedevo davanti a una grande finestra e guardavo l’oceano. Non avevo niente da fare. Il rapporto era stato steso in cinque giorni, era adesso un fascio di raggi che attraversava il vuoto oltre la costellazione di Orione. Quando avrebbe raggiunto la nebulosa oscura che si estende su una superficie di otto trilioni di miglia cubiche, e che assorbe ogni segnale e raggio di luce, si sarebbe imbattuto in una delle prime stazioni ripetitrici. Da qui, da una boa radio a un’altra, sarebbe saltato per milioni di chilomentri, continuando lungo la curva dell’arco, e infine l’ultimo trasmettitore, un blocco metallico pieno di di strumenti di precisione, con la testa allungata per l’antenna direzionale, l’avrebbe concentrato e inoltrato nello spazio verso la Terra. Dopo parecchi mesi un uguale fascio di energie emesso dalla Terra, lasciando dietro di sé una scia di deformazioni nel campo gravitazionale della galassia, raggiungerà il fronte della nube cosmica, scivolerà rinforzandosi lungo il cordone libero delle boe, e con non minore velocità si dirigerà verso i doppi soli di Solaris.

Traduzione italiana di Vera Verdiani (2013):

Seduto di fronte alla grande finestra guardavo l’oceano. Non avevo niente da fare. Il rapporto, redatto in cinque giorni, era attualmente un fascio di onde galoppanti nel vuoto da qualche parte oltre la costellazione di Orione. Raggiunta l’oscura nebulosa pulviscolare che, estesa su uno spazio di otto trilioni di miglia cubiche, assorbiva ogni segnale e ogni raggio di luce, si sarebbe imbattuto nella prima catena di trasmettitori. Da lì, da una radioboa all’altra, a balzi di miliardi di chilometri avrebbe percorso la curva di un immenso arco finché l’ultimo trasmettitore, blocco metallico fitto di strumenti di precisione, l’avesse captato e concentrato con il lungo becco dell’antenna direzionale, rilanciandolo nuovamente nello spazio verso la Terra. Poi, dopo mesi, un analogo fascio di energia trasmessa dalla Terra, con al suo seguito una scia di perturbazioni nel campo gravitazionale della Galassia, avrebbe raggiunto il fronte della nube cosmica; di lì, amplificato, sarebbe scivolato lungo la collana di boe in lenta deriva e, con immutata velocità, sarebbe filato verso i due globi di Solaris.

La conclusione a cui si giunge attraverso un semplice confronto testuale come quello appena proposto è che il taglio avviene solo nella versione inglese di Kilmartin e Cox, mentre le altre tre seguono il testo originale polacco. 

Poiché con la sua recisa affermazione il curatore dell’edizione Sellerio ha poi indotto in errore diversi altri, credo che, in termini di filologica onestà e correttezza, tanto fosse dovuto a Renato Prinzhofer, ottimo prefatore della prima edizione italiana di Solaris, e alla memoria della sua traduttrice Eva Bolzani, il cui lavoro, ben quarant’anni prima dell’edizione Sellerio, si colloca immediatamente a ridosso dello straordinario successo internazionale di Lem e del suo capolavoro, dovuto proprio a queste prime traduzioni nelle lingue occidentali (anche la prima tedesca di Irmtraud Zimmermann-Göllheim uscì nel 1972), e ovviamente anche all’ampio consenso riscosso dal film di Andrej Tarkovskij, vincitore del Gran Prix Speciale della Giuria al XXV Festival di Cannes del 1972, questo sì oggetto di gravi “mutilazioni”  nella sua primitiva veste italiana del 1974, a causa del taglio di oltre quaranta minuti e di alcune scelte opinabili nell’adattamento del copione ad opera di Dacia Maraini.


Luigi Marinelli è ordinario di Slavistica (Lingua e letteratura polacca) presso «Sapienza» Università di Roma – Facoltà di Lettere e Filosofia. Membro straniero delle due Accademie delle scienze polacche (PAN e PAU), dottore honoris causa dell’Università Jagellonica di Cracovia, fra monografie, curatele, saggi e traduzioni, ha al suo attivo numerose pubblicazioni in varie lingue su argomenti di carattere polonistico, comparatistico e teorico-letterario. Ha curato per Einaudi la Storia della letteratura polacca (2004), tradotta anche in polacco presso l’editore Ossolineum di Wrocław (2009), ed è coautore del Corso di lingua polacca Hoepli (2014). Fa parte delle redazioni e dei comitati scientifici di alcune fra le maggiori riviste filologico-letterarie polacche, e per la romana Lithos Editrice dirige la collana «leo – laboratorio est/ovest».
 

2 comments on “Storia indiscreta di Solaris in Italia

  1. alberto bolzani

    Finalmente abbiamo una presentazione seria e uno studio approfondito di SOLARIS e la sua prima traduzione dal testo originale in polacco direttamente in italiano. Prima traduzione realizzata tra il 1972 e il 1973 per EDITRICE NORD nella collana SF narrativa d’anticipazione.

  2. Marco Tosi

    Estremamente interessante, grazie

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