2000 caratteri per parlare di un libro, ogni settimana o quasi, per chi legge L’Indiscreto e vuole leggere ancora di più.
In copertina, elaborazione da un’opera courtesy Pananti
Di Beatrice Sciarrillo
“L’età mi conquista / La giovinezza mi lascia / La memoria mi resta / La felicità mi precede / La tristezza mi segue / La morte mi aspetta”.
Sono le ultime due terzine dei versi riportati in calce a Suicidio, l’ultimo libro del pittore, fotografo e scrittore francese Édouard Levé, edito in Francia nel 2008, e pubblicato ora in Italia, nella traduzione di Sergio Carlo Perroni, dall’editore Quodlibet.
Nato nel 1965 a Neuilly-sur-Seine, Édouard Levé si suicidò all’età di quarantadue anni, il 15 ottobre 2007, tre giorni dopo aver consegnato, all’editore Pol, le pagine del suo ultimo manoscritto, Suicidio – un asettico, e perciò ancora più lacerante, racconto in seconda persona in cui un narratore sconosciuto si rivolge a un amico suicidatosi all’età di venticinque anni. Un sabato d’agosto, mentre la moglie lo attendeva sotto il sole nel giardino di casa, egli scese in cantina e, impugnato il fucile, si sparò in bocca.
Mettendo in scena la propria morte, e destinando al proprio corpo vivo una violenza mai destinata ad altri, l’uomo rinunciò al tempo, al futuro, e a tutte le sue illusioni, e si mise in viaggio verso una città ignota. Già in vita era stato un viaggiatore solitario e, come un sonnambulo avulso dalla lingua e dai costumi locali, aveva assaporato il piacere dell’anonimato, dell’essere straniero in terra straniera, di fluttuare per le strade violando ogni norma sociale, affrancandosi dal peso della parola e del sapere, e dissolvendosi “nello spettacolo dell’ignoto”.
Impossibile oggi leggere questo libro separandolo dalla storia del suo autore, impossibile non porsi domande sulla sua genesi, sul suo significato, sul suo essere “contenuto” di un messaggio. Fin dal suo esordio come artista, Levé fu sofferentemente ossessionato dal tema del doppio, della scissione del rispecchiamento e, raccontandoci dell’amico, ci parla di sé, pianifica scrivendo la sua fine, ponendoci di fronte all’assurdità e alla gravità dell’esistenza e all’assoluta e splendente forza vitale della morte.



0 comments on “Suicidio, Édouard Levé”