Tutto in un granello: l’importanza della sabbia nella società contemporanea

Con lo sviluppo delle metropoli  e delle tecnologie contemporanee, il più umile dei minerali è diventato il più importante, tanto da smuovere capitali miliardari.


IN COPERTINA e nel testo: Zhang Huan, Ash BuddhaAluminium Buddha

Questo testo è tratto da “Tutto in un granello” di Vince Beiser. Ringraziamo Aboca Edizioni per la gentile concessione.


di Vince Beiser

Questo articolo parla di qualcosa a cui la maggior parte di noi non pensa quasi mai, di cui però non può fare a meno. Si tratta della sostanza solida più importante sulla Terra, letteralmente il fondamento della civiltà moderna: la sabbia.

Sabbia? Perché questo materiale, il più umile tra gli umili, tanto banale quanto onnipresente, è così significativo?

Perché la sabbia è il principale materiale di cui sono fatte le città moderne. Rappresenta per le città ciò che la farina rappresenta per il pane, ciò che le cellule rappresentano per il nostro corpo: è l’ingrediente invisibile, ma fondamentale, che costituisce il nucleo dell’ambiente urbano in cui vive la maggior parte di noi.

La sabbia è al centro della nostra vita quotidiana. Guardatevi intorno in questo momento. C’è un pavimento sotto i vostri piedi, ci sono dei muri intorno a voi, avete un tetto sulla testa? La probabilità che tutto questo sia fatto di calcestruzzo è molto alta. E che cos’è il calcestruzzo? Si tratta essenzialmente solo di sabbia e ghiaia agglomerate insieme nel cemento.

Date un’occhiata fuori dalla finestra. Tutti gli altri edifici che vedete intorno a voi sono anch’essi fatti di sabbia. Lo stesso vale per il vetro di quella finestra di fronte. Così come per i chilometri di strade asfaltate che collegano tutti questi edifici. Anche i chip di silicio che costituiscono il cervello del vostro computer portatile e dello smartphone sono fatti di sabbia. Se siete nel centro di San Francisco, sul lungolago di Chicago, o all’aeroporto internazionale di Hong Kong, il terreno sotto di voi è probabilmente artificiale, realizzato con sabbia dragata dall’acqua. L’uomo unisce insieme innumerevoli trilioni di granelli di sabbia per costruire strutture imponenti e spezza le molecole dei singoli granelli per creare minuscoli chip di computer.

Alcune delle più grandi fortune americane sono state costruite sulla sabbia. Henry J. Kaiser, uno degli industriali più ricchi e potenti dell’America del XX secolo, ha iniziato la sua carriera vendendo sabbia e ghiaia ai costruttori di strade nel nord-ovest del Pacifico. Henry Crown, un miliardario che una volta possedeva l’Empire State Building, ha iniziato la costruzione del suo impero sulla sabbia dragata dal lago Michigan che ha venduto ai costruttori di grattacieli di Chicago. Oggigiorno l’industria edile mondiale consuma ogni anno circa 130 miliardi di dollari di sabbia.

La sabbia giace nelle profondità della nostra coscienza culturale e pervade il nostro linguaggio; ad esempio, nascondiamo la testa nella “sabbia”, oppure costruiamo “castelli di sabbia”. Nell’Europa medievale, l’Omino del sonno aiutava i bambini ad addormentarsi, cospargendo gli occhi di sabbia magica. Nella nostra mitologia moderna, Sandman, l’uomo di sabbia, è un supereroe della DC Comics e un supercriminale della Marvel. Nei miti della creazione delle culture indigene, dall’Africa occidentale al Nord America, la sabbia è rappresentata come l’elemento che dà vita alla terra.

I monaci buddisti e gli artigiani Navajo hanno dipinto con la sabbia per secoli. “Come la sabbia attraverso la clessidra, così sono i giorni della nostra vita” intonano i titoli di testa di una classica soap opera americana. William Blake ci ha incoraggiato a “vedere il mondo in un granello di sabbia”. Percy Bysshe Shelley ci ha ricordato che anche i re più potenti muoiono e vengono dimenticati, mentre intorno a essi solo “le sabbie solitarie e piatte si estendono a perdita d’occhio”. La sabbia è al tempo stesso minuscola e infinita, un mezzo di misurazione e una sostanza al di là della misura.

Per noi la sabbia è importante da secoli e millenni. È stata usata per le costruzioni almeno sin dai tempi degli antichi Egizi. Nel XV secolo, un artigiano italiano capì come trasformare la sabbia in vetro trasparente, il che rese possibile la produzione di microscopi, di telescopi e di altre tecnologie che contribuirono a guidare la rivoluzione scientifica del Rinascimento.

Ma fu solo con l’avvento del moderno mondo industrializzato, nei decenni appena prima e dopo la fine del XX secolo, che si cominciò a sfruttare appieno il potenziale della sabbia e a farne uso su una scala enorme. È in questo periodo che la sabbia è passata dall’essere una risorsa utilizzata per scopi diffusi, ma artigianali, a diventare l’elemento essenziale della civiltà, il materiale chiave per creare strutture e prodotti di massa richiesti da una popolazione in rapida crescita.

Agli albori del XX secolo, quasi tutte le grandi strutture del mondo – condomini, edifici per uffici, chiese, palazzi, fortezze  – erano realizzate in pietra, mattoni, argilla o legno.

Gli edifici più alti della Terra non superavano i dieci piani. Le strade erano per lo più pavimentate con pezzi di pietre o, più probabilmente, non erano pavimentate affatto. Il vetro sotto forma di lastre per finestre o materiale per stoviglie era un lusso relativamente raro e costoso. La produzione di massa e lo spiegamento di cemento e vetro del mondo industrializzato cambiarono tutto questo, rimodellando la modalità e i luoghi dove le persone vivevano.

Poi, durante il corso del XX secolo, l’uso della sabbia è aumentato enormemente, per soddisfare esigenze vecchie e nuove. Il cemento e il vetro iniziarono a espandere rapidamente il loro dominio dalle ricche nazioni occidentali al mondo intero. All’incirca nello stesso periodo, la tecnologia digitale, alimentata da chip di silicio e altri hardware sofisticati realizzati con la sabbia, ha iniziato a rimodellare l’economia globale quotidianamente, con un impatto spropositato.

Oggi la nostra vita dipende dalla sabbia. Possiamo non esserne consapevoli, ma la sabbia è qui, a rendere possibile il nostro modo di vivere, in quasi ogni momento della nostra giornata. Ci viviamo in mezzo, ci viaggiamo sopra, comunichiamo attraverso di essa, ne siamo circondati.

In qualunque posto ci siamo svegliati stamattina, è probabile che si tratti di un edificio fatto almeno in parte di sabbia. Anche se le pareti sono fatte di mattoni o di legno, le fondamenta sono molto probabilmente in cemento. Forse è anche intonacato con stucco, che è per lo più sabbia. La vernice sulle pareti probabilmente contiene sabbia silicea, finemente macinata per renderla più resistente al tempo, e può includere altre forme di sabbia di elevata purezza per aumentarne la luminosità, l’assorbimento degli oli e la consistenza del colore.

Avete acceso la luce, fornita da una lampadina di vetro fatta di sabbia fusa. Avete raggiunto il bagno, dove avete lavato i denti su un lavandino di porcellana realizzato con la sabbia, avete utilizzato l’acqua che è stata filtrata attraverso la sabbia dell’impianto di depurazione. Il vostro dentifricio contiene probabilmente silice idrata, una specie di sabbia che agisce come leggero abrasivo per rimuovere macchie e placca.

La vostra biancheria intima aderisce al corpo grazie a un elastico in silicone, un composto sintetico anch’esso derivato dalla sabbia. (Il silicone fa sì che lo shampoo renda i capelli più lucidi, le camicie meno soggette a pieghe ed è stato usato come rinforzo per la suola degli stivali con cui Neil Armstrong ha lasciato la prima impronta sulla Luna. Cosa ancora più nota, il silicone è stato impiegato nel valorizzare il busto delle donne per più di cinquant’anni.)

Vestiti di tutto punto, siamo andati a lavorare percorrendo strade di cemento o di asfalto. In ufficio, lo schermo del computer, i chip che gli permettono di funzionare e i cavi a fibra ottica che lo collegano a Internet sono tutti fatti di sabbia. La carta su cui stampiamo i nostri appunti è probabilmente rivestita di una pellicola a base di sabbia che assorbe l’inchiostro della stampante. Anche la colla che permette ai vostri post-it di aderire alle superfici deriva dalla sabbia.

Alla fine della giornata vi rilassate con un bicchiere di vino. Indovinate un po’ di cosa è fatto? La sabbia è stata usata per produrre la bottiglia, il bicchiere e anche il vino. Il vino a volte è fatto con un pizzico di silice colloidale, una specie di gel di biossido di silicio usato come agente “affinante” che serve per migliorare la trasparenza della bevanda, la stabilità del colore e la durata della conservazione.

Senza sabbia non potremmo avere la civiltà contemporanea. Che ci crediate o no, stiamo comunque iniziando a esaurire le scorte. Anche se l’offerta potrebbe sembrare infinita, la sabbia utilizzabile è una risorsa finita come qualsiasi altra. (La sabbia del deserto in genere non può essere usata per le costruzioni; essendo stati modellati dal vento anziché dall’acqua, i granelli del deserto sono troppo tondi per legarsi bene tra loro.) Usiamo questa risorsa naturale più di qualsiasi altra, a eccezione dell’aria e dell’acqua. Si stima che gli esseri umani consumino quasi 50 miliardi di tonnellate di sabbia e ghiaia ogni anno. Questo quantitativo è sufficiente a coprire l’intero Stato della California. È persino il doppio di quello che usavamo dieci anni fa.

Oggi c’è così tanta richiesta di sabbia che il letto dei fiumi e le spiagge di tutto il mondo vengono spogliati dei loro preziosi granelli. I terreni agricoli e le foreste vengono distrutti. E la gente viene imprigionata, torturata e uccisa. E tutto ciò a causa della sabbia.

Il fattore chiave che determina il consumo senza precedenti di questo umile materiale è: l’esplosione del numero e della dimensione delle città. Ogni anno ci sono sempre più persone sul Pianeta e ogni anno sempre più persone si trasferiscono nelle città, specialmente nei Paesi in via di sviluppo.

La portata di questa migrazione è impressionante. Nel 1950, circa 746 milioni di persone – meno di un terzo della popolazione mondiale – vivevano nelle città. Oggi, il numero è di quasi 4 miliardi, più della metà di tutte le persone sulla Terra. Le Nazioni Unite prevedono che entro i prossimi trent’anni altri 2,5 miliardi si aggiungeranno alla cifra già esorbitante. La popolazione urbana globale aumenta di circa 65 milioni di persone all’anno, il che equivale ad aggiungere al Pianeta otto città come New York ogni anno.

Per costruire queste città di cemento, asfalto e vetro, l’uomo sta estraendo dal terreno sabbia in una quantità e a un ritmo che cresce in modo esponenziale. La stragrande maggioranza di questo ammontare serve a produrre cemento, di gran lunga il materiale da costruzione più importante del mondo. In un anno, secondo il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente, mediamente il mondo usa tanto cemento quanto ne servirebbe per costruire intorno all’equatore un muro alto circa 27 metri e largo altrettanto. La sola Cina ha usato più cemento tra il 2011 e il 2013 rispetto a quanto ne hanno usato gli Stati Uniti in tutto il XX secolo.

C’è un bisogno così ingente di alcuni tipi di sabbia da costruzione che luoghi come Dubai, ai margini di un enorme deserto nella penisola arabica, stanno importando sabbia dall’Australia. Proprio così: gli esportatori australiani stanno letteralmente vendendo sabbia agli arabi.

Comunque, cos’è la sabbia? Quelle semplici sillabe comprendono una panoplia di piccoli oggetti di varie forme e dimensioni, costituiti da molte sostanze diverse. Come definito dalla scala Udden-Wentworth, lo standard geologico più comunemente usato, il termine sabbia comprende i granelli liberi di qualsiasi materiale duro con un diametro compreso tra 2 e 0,0625 millimetri. Ciò significa che il granello medio di sabbia è un po’ più grande della larghezza della sezione di un capello umano. Questi granelli possono essere formati da ghiacciai che macinano le pietre, da oceani che degradano conchiglie e coralli (molte spiagge caraibiche sono fatte di conchiglie decomposte), da lava vulcanica che si raffredda e si frantuma a contatto con l’aria o l’acqua (proprio da questa provengono le spiagge di sabbia nera delle Hawaii). Tuttavia, quasi il 70% di tutti i granelli di sabbia sulla Terra sono di quarzo. Questi sono quelli che contano di più per noi. Il quarzo è una forma di diossido di silicio, o SiO2, noto anche come silice. I suoi componenti, silicio e ossigeno, sono gli elementi più abbondanti sulla crosta terrestre, quindi non sorprende che il quarzo sia uno dei minerali più comuni della Terra. Si trova abbondantemente nel granito e in altre rocce che formano le montagne e altri elementi geologici.

La maggior parte dei granelli di quarzo che usiamo si sono formati mediante erosione. Il vento, la pioggia, i cicli di gelo/ disgelo, i microrganismi e altre forze divorano le montagne e altre formazioni rocciose, staccando i granelli posti sulla superficie soggetta alle intemperie. La pioggia lava poi via quei granelli e li trascina a valle, gettandoli nei fiumi che ne trasportano innumerevoli tonnellate in lungo e in largo.

Questa sabbia acquatica si accumula nel letto dei fiumi, sulle loro rive e sulle spiagge dove i fiumi incontrano il mare. Nel corso dei secoli, i fiumi periodicamente hanno sommerso il terreno lungo le rive variando il corso del fiume stesso, e lasciando enormi depositi di sabbia in quella che è poi diventata terraferma. Il quarzo è tremendamente duro ed è per questo che i granelli di quarzo sopravvivono intatti a questo lungo viaggio in cui rischiano molte ammaccature, mentre altri granelli di minerali si disintegrano.

Spesso, per milioni di anni, le sabbie restano sepolte sotto nuovi strati di sedimenti, si ergono in nuove montagne, poi vengono erose e di nuovo trasportate. “I granelli di sabbia non hanno anima, ma si reincarnano” scrive il geologo Raymond Siever nel suo libro Sand. “Ogni ciclo di deposizione, sepoltura, sollevamento ed erosione rinnova i granelli di sabbia e li arrotonda ulteriormente.” Il tempo medio di questo ciclo è di 200 milioni di anni. La prossima volta che vi togliete la sabbia dalle scarpe, abbiate per quei granelli un po’ di rispetto: potrebbero aver preceduto la comparsa dei dinosauri.


Vince Beiser è un giornalista pluripremiato. Tutto in un granello è stato finalista al prestigioso premio PEN/E. O. Wilson per la divulgazione scientifica. Suoi lavori sono apparsi sul “New York Times”, su “Wired” e su molte altre testate. Si è laureato all’Università di Berkeley, in California. Vive a Los Angeles.

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