Una vita sostenibile non è fatta di rinunce, ma di vantaggi



Un crescente numero di ricerche suggerisce che, piuttosto che costituire una minaccia per il benessere individuale, l’adozione di uno stile di vita più sostenibile rappresenta un percorso verso una vita più soddisfacente.


In copertina: Donald Baechler, Light Blue Flower # 4 (1993), Asta Pananti online

(Questo testo è la traduzione italiana di un articolo precedentemente uscito su Aeon)


di Kate Laffan

traduzione di Francesca Anelli (RompiBolle)

Secondo la rivista The New Republic di giugno 2019, “dovrete fare dei sacrifici per salvare il pianeta”, mentre il quotidiano americano Metro si chiede: “a cosa rinuncereste per porre fine al cambiamento climatico?”. Questi titoli letti dalla mia scrivania a Londra, dove svolgo ricerche di psicologia ambientale, ci presentano scelte nette: tra noi e la società, tra benessere e moralità. Mi preoccupa vedere associato in questo modo l’attivismo per l’ambiente al sacrificio personale. Mi chiedo se non si possa provare a cambiare quanto contenuto in un altro titolo, questa volta di Sky News – “la maggioranza delle persone nel Regno Unito non vuole fare rinunce per combattere il cambiamento climatico” – riformulando il modo in cui si parla di comportamenti in favore dell’ambiente.

Un crescente numero di ricerche suggerisce che, piuttosto che costituire una minaccia per il benessere individuale, l’adozione di uno stile di vita più sostenibile rappresenta un percorso verso una vita più soddisfacente. Numerosi studi hanno scoperto che le persone che acquistano prodotti ecosostenibili, che fanno la raccolta differenziatavolontariato green affermano di essere più soddisfatte della loro vita rispetto alle loro controparti meno rispettose dell’ambiente. Nello studio ad oggi più sistematico su questa relazione, lo psicologo sociale Michael Schmitt e i suoi colleghi della Simon Fraser University in Canada, hanno scoperto che, dei 39 comportamenti sostenibili esaminati, 37 mostravano una correlazione positiva con la soddisfazione personale (con l’eccezione del ricorso ai trasporti pubblici o al car pooling e dell’uso della lavatrice/asciugatrice solo quando è piena).

Andando più a fondo, gli autori di questo articolo del 2018 hanno scoperto che le correlazioni positive più forti erano quelle tra la soddisfazione personale e i comportamenti che implicano un costo in termini di denaro, tempo o fatica. Perciò partecipare ad eventi locali a sostegno dell’ambiente è molto più predittivo di una migliore soddisfazione personale rispetto, ad esempio, a chiudere il rubinetto mentre ci si lava i denti (nonostante sia più impegnativo). Analogamente, quando la psicologa Stacey Ann Rich e i suoi colleghi dell’Università La Trobe di Melbourne hanno studiato chi si trova alle estremità nello spettro della vita sostenibile, hanno scoperto che chi “semplifica volontariamente la propria vita” – ovvero le persone che scelgono liberamente di vivere in modo frugale – registra in diversi studi una soddisfazione personale più elevata rispetto a chi non lo fa. A dispetto dell’idea secondo cui le persone ci rimetterebbero se si sforzano di vivere una vita sostenibile, sembra che impegnarsi di più equivalga a un guadagno maggiore. 

È promettente, ma la metrica utilizzata – la soddisfazione personale – rischia di non cogliere alcune delle potenziali sfumature relative al modo in cui le persone pensano a (e percepiscono) il loro percorso di vita. La mia ricerca presso la London School of Economics affronta questo problema esaminando in che modo i comportamenti in favore dell’ambiente si relazionano ai diversi tipi di benessere. In particolare, faccio una distinzione tra il benessere edonico, che si riferisce alle emozioni che le persone provano, e il benessere eudaimonico, che riflette il senso di motivazione e realizzazione personale.

Ci sono buone ragioni per pensare che questa distinzione sia significativa. Alcuni comportamenti in favore dell’ambiente possono migliorare l’umore delle persone: immaginate, ad esempio, di andare al lavoro in bicicletta piuttosto che guidare nel traffico del centro di Londra. Altri comportamenti che invece vengono tipicamente attuati senza neanche pensarci, come fare la differenziata, possono non avere alcun impatto da questo punto di vista. Altri ancora possono causare stress, come potrà confermare chiunque abbia recentemente provato a fare una veloce doccia fredda.

Mettete tutto questo in relazione con il fatto che i comportamenti in favore dell’ambiente possono essere collegati a senso di motivazione e realizzazione personale. Lo psicologo ambientale Tim Kasser – esperto di materialismo e benessere, e ora professore emerito al Knox College in Illinois – ha sostenuto che agire in favore dell’ambiente può contribuire a soddisfare le esigenze delle persone in termini di autonomia, relazionalità e competenze – tutti fattori chiave del benessere eudaimonico. Più specificamente, dato che le persone percepiscono l’atto di impegnarsi in una vasta gamma di azioni in favore dell’ambiente come “fare la cosa giusta”, possiamo aspettarci che queste contribuiscano a farle sentire realizzate.

Donald Baechler, Light Blue Flower # 4 (1993), Asta Pananti online

Nell’ambito del mio dottorato di ricerca, ho testato queste idee utilizzando i dati di un questionario sottoposto a un campione di oltre 5.000 cittadin* britannic*. Ho scoperto che il livello di felicità o di ansia di queste persone era indipendente dal loro impegno in favore dell’ambiente nel giorno precedente. Questo suggerisce che, anche se gli individui potrebbero non trarre beneficio dall’impegnarsi in favore dell’ambiente, questi comportamenti non hanno neanche generalmente un costo emotivo. Allo stesso tempo, la mia ricerca indica che più le persone si impegnano in azioni a favore dell’ambiente, più cresce il valore percepito di quelle stesse azioni. 

Se considerate nel loro insieme, le evidenze sulla soddisfazione personale e i risultati del mio lavoro sono in contrasto con la visione che vuole l’attivarsi in favore dell’ambiente come un sacrificio, e indicano invece una serie di potenziali benefici psicologici derivanti da un comportamento più ecosostenibile. È ancora presto per capire cosa porta a tali evidenti benefici, ma il recente lavoro degli economisti Heinz Welsch e Jan Kühling dell’Università di Oldenburg in Germania, tra gli altri, suggerisce che a giocare un ruolo importante sarebbero il conformarsi alle norme sociali, un’immagine positiva di sé e le opportunità di socializzazione. 

Se facciamo passare i comportamenti in favore dell’ambiente come qualcosa di faticoso, gli appelli morali del tipo “dovrete fare sacrifici per salvare il pianeta” resteranno sempre un passo indietro. Meglio, invece, incoraggiare le persone ad agire contro il cambiamento climatico presentando le questioni ambientali come rilevanti a livello personale. La prova che queste azioni hanno un impatto sul benessere personale ci dà l’opportunità di spostare la nostra attenzione da ciò a cui le persone potrebbero dover rinunciare o fare a meno verso i potenziali vantaggi di una vita non peggiore, ma diversa. Questi messaggi positivi potrebbero motivare maggiormente a comportamenti sostenibili che contribuiscono direttamente al benessere individuale, salvaguardando al tempo stesso quello altrui e delle generazioni future.


Kate Laffan è borsista presso il dipartimento di scienze psicologiche e comportamentali della London School of Economics and Political Science. Nel novembre 2019 ha ottenuto una borsa di studio Marie Curie presso il Geary Institute for Public Policy dell’University College di Dublino. Vive a Londra.
 
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