Quando è un vero matrimonio?

Il realismo e le unioni civili

Esiste una teoria detta “della documentalità”, che, a partire dal pensiero di Jacques Derrida e nutrendosi dello scambio tra John Searle e lo stesso Derrida (iniziato nel 1972 con il testo Signature event context), sostiene l’importanza del sistema di memoria collettiva, ovvero gli archivi, documenti e altre parti di mondo che “collaborano alla memoria dei singoli” nella cultura e nel sistema sociale che la contiene e produce.

A voler semplificare, il succo della teoria è mettere in primo piano l’importanza dei documenti e sostenere il primato dell’iscrizione sull’intenzione. Ad esempio, un matrimonio “esiste” socialmente perché viene iscritto nei registri e, attraverso un sistema simbolico, nelle memorie dei presenti. Se cancellassimo le tracce del matrimonio dalle foto, dai video degli invitati e dalle memorie dei presenti, il matrimonio smetterebbe di esistere.


Un matrimonio “esiste” socialmente perché viene iscritto nei registri e, attraverso un sistema simbolico, nelle memorie dei presenti. Se cancellassimo le tracce del matrimonio dalle foto, dai video degli invitati e dalle memorie dei presenti, il matrimonio smetterebbe di esistere.


In questa prospettiva, il problema di riconoscere pubblicamente le unioni tra le persone dello stesso sesso non è una formalità o qualcosa che chiede l’Europa. É, semmai, il permettere a certe relazioni e ai sentimenti che ne compongono il contenuto, di esistere da un punto di vista pubblico. Se ciò che esiste socialmente lo fa solo attraverso un’incisione, una traccia lasciata sulla materia, si potrebbe obiettare che le coppie omosessuali avevano già la possibilità di esistere attraverso un rito privato, con le foto dell’evento e le memorie di amici e parenti. È vero, e infatti le coppie omosessuali e i loro sentimenti non appaiono per magia con l’approvazione della legge Cirinnà, ma semplicemente emergono in superficie. Gli atti su cui queste unioni potranno, per continuare a usare i termini dei filosofi, “lasciare tracce” saranno – e qui sta l’unica novità – quelli pubblici, quelli cioè che dovremmo impegnarci a riconoscere come frutto degli sforzi democratici dell’intera società votante.

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(c) Mahendra Singh

Quello che è successo con la legge votata pochi giorni fa non è un’accettazione dell’amore omosessuale da parte di qualcuno, né un favoritismo o un plauso, è semmai la presa d’atto della (ampiamente preesistente) omosessualità di molti cittadini. Si tratta semplicemente di documentare l’esistenza di queste relazioni su un livello pubblico, ufficiale, come a dire: «Ehi, cittadinanza, esistono i gay, convivono e potrebbero avere dei figli». Un banalissimo riconoscere le cose come stanno, un decreto alla “il Re è nudo”.


Prendere atto di ciò che esiste e regolarlo attraverso le leggi è un banalissimo principio di realismo politico, si tratta di essere sinceri, niente di più.


Le reazioni del mondo cattolico e conservatore sembrano non considerare che queste coppie esistevano anche prima della legge Cirinnà, e usano parole che sottintendono un’inesistente colpa dei promotori della legge, quella di “creare” o “promuovere” l’omosessualità. Prendere atto di ciò che esiste e regolarlo attraverso le leggi è un banalissimo principio di realismo politico, si tratta di essere sinceri, niente di più. Perché opporsi a una legge che non crea un comportamento, ma lo porta alla luce del sole, lo disciplina in quanto preesistente, oltre che innocuo e privato? Ai molti che hanno fatto un uso smodato dello slogan “le priorità sono altre”, verrebbe poi da domandare che  priorità sia, ora che la legge è stata votata, indire un referendum per impedire a centinaia di migliaia di persone di mostrarsi per ciò che sono – e soprattutto che erano.

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di Abbott Handerson Thayer (1895)

È noto che nell’antica Roma, a cui curiosamente il mondo neofascista guarda con ammirazione e nostalgia, fosse normale per un uomo desiderare una donna come anche un ragazzo – ciò che contava era il ruolo all’interno del rapporto, legato alla posizione sociale degli individui coinvolti. La stessa idea di omosessualità contrapposta alla eterosessualità non è esistita prima del 1869, anno in cui la parola venne utilizzata per la prima volta in un testo scritto dallo scrittore e attivista Karl-Maria Kertbeny. Personaggi come Pepi II, faraone nato circa 2250 anni prima di Cristo che aveva una relazione omosessuale con un importante capo militare, dimostrano che l’omosessualità è esistita in forme e contesti diversissimi. Insomma, l’amore tra persone dello stesso sesso è sempre esistito, a prescindere da categorizzazioni, leggi e culture.


Se in tanti si oppongono al riconoscimento pubblico di un orientamento sessuale non è a per lo scopo – di per sé discutibile – di contrastare alcune forme consenzienti di sessualità, ma per preservare una forma di ipocrisia e superstizione per la quale, se qualcosa non ci piace, basta chiudere gli occhi e scompare.


Il prenderne atto, il descrivere e guardare il mondo per quello che è realmente, corrisponde alla banale applicazione del principio del realismo. Se in tanti si oppongono al riconoscimento pubblico di un orientamento sessuale, non è per lo scopo – di per sé discutibile – di contrastare alcune forme consenzienti di sessualità, ma per preservare una forma di ipocrisia e superstizione per la quale, se qualcosa non ci piace, basta chiudere gli occhi e scompare.

di Enrico Pitzianti


Enrico Pitzianti, Cagliari 1988, si occupa di estetica e arte. È parte della redazione di Artnoise e di Dude Magazine. È laureato in semiotica, ha fondato il progetto artistico online GuardieShow ed è consulente per SpaceDoctorsLtd.
Immagini (c) Wikimedia. Copertina: Scuola di Fontainebleau, elaborazione di Francesco D’Isa.

3 comments on “Quando è un vero matrimonio?

  1. Pingback: Quando è un vero matrimonio? | L’indiscreto | HyperHouse

  2. Esattamente! Uno dei pochi (forse unico) articolo su questo tema che coglie davvero nel segno

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