Un’opera d’arte in breve: Eva, di Tano Festa

Tano Festa – Dal peccato originale – Eva (1968) – Smalto e acrilico su tela.

La differenza tra arte pop e arte popolare, secondo Festa, è che in America si raffiguravano gli oggetti popolari americani, come barattoli e bandiere, mentre gli italiani dovevano fare i conti con Leonardo e Michelangelo. Nel vedere i colori di questo Peccato originale, si direbbe che hanno fatto i conti anche con i barattoli americani, per poter poi prendere a barattolate il proprio ingombrante passato.

Noi italiani siamo stati “popular” perché siamo riusciti a consumare l’arte stessa con le citazioni e le estrapolazioni, dice Festa, e infatti prima cancella Eva con un blu poco educato e poi la mette in una cornice, oltretutto storta. Ma d’altra parte per ribellarsi ai padri bisogna restare bambini e per questo Tano scherzava col (suo) fuoco. Una volta, racconta in un’intervista con Dimitri Buffa, fu solo grazie a Guttuso se riuscii ad uscire dal carcere di Palermo; un’altra volta ero finito dentro a Catania, perché ero scappato con una macchina rubata, per scherzo, nel cortile della Rai a via del Babuino. Dentro c’erano i documenti di un giornalista francese: mi prese il raptus di identificarmi in lui. Quando mi arrestarono, recitai la parte del giornalista francese e scrissi anche a mia madre dicendole di rivolgersi all’ambasciata di Francia perché ero prigioniero a Catania. Solo quando chiesi i colori per dipingere qualcuno si insospettì e chiamò la questura di Roma che mandò un ispettore in Sicilia per identificarmi. Anche quella volta lì, se sono uscito, lo devo a Guttuso. Fosse dipeso da me, mi sa che buttavano via la chiave.

Forse l’atteggiamento di Tano può sembrare un po’ puerile, ma si deve ringraziare anche lui se dopo cinquant’anni possiamo – se ci riesce – lasciare in pace Eva, Leonardo e Michelangelo.

Novità 
Bellezza ●
Divertimento ●●
Profondità 

Fèsta, Tano. Pittore italiano (Roma 1938 – ivi 1988). Diplomatosi a Roma in fotografia artistica, si formò sull’esempio di C. Twombly e della pittura gestuale. Protagonista della scuola pop romana, accolse con rigore formale le soluzioni new dada, proponendo isolati oggetti monocromi (Persiana, 1963, coll. F. Mauri) o rivisitazioni dell’arte classica (Da Michelangelo, n.1, 1966, coll. priv.). Nelle opere successive il disegno diviene più rapido e sommario. (via Treccani)
Photocredit: Galleria Pananti 

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