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In copertina, elaborazione da un’opera courtesy Pananti
Di Alessandro Mazzi
Nel suo Vertigine della soglia (Tlon), lo ierofante Davide Susanetti compone un affresco che è al tempo stesso scavo filologico e gesto iniziatico. A partire dalla radice mistica di mýein, serrare gli occhi e la bocca, il libro si muove come un rito antico, una serie di soglie che attraversano mito, filosofia, memoria e tempo, in cerca di quel punto in cui il visibile si rovescia nell’invisibile e il frammento torna a essere simbolo. Il testo si struttura in brevi capitoli-stazioni che evocano un itinerario dell’anima piuttosto che un trattato. È un libro che accade. L’autore parla dal confine tra filosofia, religione e poesia, convoca figure, immagini e gesti che interrogano il lettore. Susanetti percorre la crisi interiore del soggetto, risvegliandone le lacerazioni e le metamorfosi. È un libro scritto dal limite, che accoglie la tensione del mistico e la forza del mito per rovesciare la consunzione del politico e del sociale. L’autore evoca Dioniso, Orfeo, Eraclito, ma anche Eckhart e Weil, figure che trasmigrano. La parola si fa oracolo, la filosofia sapienza. Ne nasce un essere átopos, senza luogo, che rifiuta la presa immediatamente palese e riapre la ferita come luogo di rigenerazione. In un tempo segnato da ritorni identitari e consumo dei contenuti, la vertigine è un atto contro-temporale, un invito radicale: frantumarsi per divenire altro, «rimanere vuoti di ogni oggetto, anche di se stessi, anche di Dio», coltivare l’epoché senza afferrare. La scrittura, limpida e vaticinante, procede per echi e dislocazioni, si lascia percepire come un movimento interiore, serpeggia verso chi è disposto a perdere l’orientamento. Non offre sapere, ma lo dischiude «nell’ispirazione di nutrirsi d’oro». Ogni passo è ferita e passaggio, come suggerisce il sottotitolo. Ogni parola è un atto che cerca di disfare il visibile per restituire all’essere, e alla dissoluzione di ogni essere, la sua profondità inombrata, alla foce del dáimon, il divino felice.



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