La storia dell’arte cinese in 100 oggetti #3

In questi articoli Francesco Morena ci parlerà, attraverso cento oggetti, della storia dell’arte cinese, affiancando alla storia dell’oggetto un racconto mitologico a esso riferito.

3. L’esercito di terracotta.

“Nel nono mese il Primo Augusto Sovrano fu sepolto presso il Monte Li. Appena asceso al trono (246 a.C.) il Primo Augusto Sovrano aveva iniziato a far scavare e modellare il Monte Li, quando poi unificò il mondo, vi fece portare 700.000 persone da tutto il paese. Scavarono fino alle Tre sorgenti sotterranee, quindi colarono il bronzo per fare il sarcofago esterno. Modelli di palazzi, di torri e dei cento funzionari insieme a mirabilia e rarità furono ammassati nella tomba. Si ordinò agli artigiani di fare balestre e dardi, pronte a scoccare se qualcuno avesse scavato per violare. Con argento vivo si fecero i cento fiumi, lo Yangzi, il Huanghe e gli oceani, così che sembrasse scorrere. In alto l’intero Cielo fu rappresentato, in basso la Terra. Di olio di “pesce-uomo” furono riempite le lampade, affinché brillassero senza limite.
Il secondo Augusto Sovrano disse: ‘Non è corretto che le vedove senza figli del precedente Sovrano vadano altrove’. Si decretò che accompagnassero il defunto, una moltitudine ne morì.
Compiuto il funerale, qualcuno disse che gli artigiani che avevano costruito la tomba, ne conoscevano i tesori, se dei tesori avessero mormorato, ne sarebbe conseguito un grave affare. Terminata la deposizione dei tesori, la porta di mezzo fu chiusa, fu abbassata quella esterna, tutti gli artigiani furono rinchiusi, non più capaci di uscir fuori. Alberi e cespugli furono piantati sul tumulo affinché sembrasse una montagna.”


Modelli di palazzi, di torri e dei cento funzionari insieme a mirabilia e rarità furono ammassati nella tomba. Si ordinò agli artigiani di fare balestre e dardi, pronte a scoccare se qualcuno avesse scavato per violare.


800px-Xian_museumCosì scrive lo statista Sima Qian (145 circa-86 circa a.C.) nelle sue Memorie storiche (Shiji) a proposito della sepoltura di Qin Shi Huang Di (260-210 a.C.), il primo grande imperatore al quale si deve l’unificazione di quei territori che ancora oggi costituiscono – a grandi linee – la conformazione geografica della nazione cinese.

Nel 1974 il contadino cinese Yang Zhifa scoprì casualmente, mentre lavorava nel suo campo nei pressi di Xian, l’antica capitale del regno dei Qin, i resti di una statua in terracotta di dimensioni naturali. Fu l’inizio di una serie di scavi che portò come risultato ad una delle più incredibili scoperte archeologiche del XX secolo. L’Esercito di Terracotta dell’imperatore Qin Shi Huang Di si compone di diverse migliaia di sculture raffiguranti soldati, funzionari, stallieri e acrobati. Pur essendo realizzate a stampo, gli artigiani che lavorarono all’impresa si premunirono di dare ad ogni volto una propria personalità, rendendo così ogni scultura diversa dall’altra. Insieme alle figure compaiono poi enormi quantità di accessori, tra carri con cavalli, armi e armature di vario genere, vasellame e sculture zoomorfe in bronzo e in ceramica.


Nella sua vecchiaia l’imperatore divenne ossessionato dall’idea di ottenere l’immortalità; secondo la leggenda, i suoi dottori confezionarono delle pillole che avrebbero dovuto renderlo immortale, ma per via del mercurio che contenevano lo avvelenarono.


Un’opera ciclopica dunque, tra le più monumentali nell’intera storia dell’umanità, realizzata per compiacere il desiderio di un despota che voleva assicurarsi anche dopo la morte uno status degno di quello che aveva avuto in vita. Un’impresa grandiosa, tanto più se si pensa che il mausoleo vero e proprio dove fu sepolto Qin Shi Huang Di – quello di cui scrisse Sima Qian – non è ancora stato oggetto di scavi. Per ora possiamo ammirare il suo esercito: un giorno, chissà, potremo anche entrare nella sua privata residenza e allora, ci si può scommettere, le sorprese certo non mancheranno.

di Francesco Morena


Francesco Morena è specialista riconosciuto internazionalmente di arte estremo-orientale. Si è laureato con lode presso l’Istituto Universitario Orientale di Napoli con una tesi sull’opera di Toshusai Sharaku e ha conseguito con lode il diploma di Specializzazione presso l’Università degli Studi di Firenze con una tesi sulla collezione di lacche giapponesi del Museo Stibbert.
Immagini: Wikimedia.

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