Ipnocrazia: Trump, Musk e la nuova architettura della realtà, Jianwei Xun



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In copertina, elaborazione da un’opera Di Piero Dorazio, courtesy Pananti

Di Lavinia Mainardi

Le uscite dal mondo, ed ha un retrogusto profetico che Elémire Zolla inizi la sua cartografia sapienziale proprio con un esperimento di immersione nella realtà virtuale, ovvero stati alterati di coscienza autoindotti o provocati, hanno una forte connotazione politica.

Nella tradizione occidentale, dalla catarsi ai misteri greci, dall’estasi medievale alle trances mistiche, dall’ipnosi praticata dal dottor Charcot alle “isteriche” della Salpêtrière agli esperimenti MKULTRA della CIA, dall’uso di sostanze psicotrope nella controcultura psichedelica alle realtà aumentate del cyberpunk, la manipolazione della percezione è sempre stata legata a finalità eversive, repressive o normative.

Il potere costituito, l’ordine dominante, è stato anche capace di assimilare le istanze più eterodosse ribaltandone la portata trasformativa in strumento di sorveglianza o di propaganda.

Se, lo dimostra Emily Ogden in Credulity, le pulsioni del nascente capitalismo nell’America dell’Ottocento, all’interno di una dialettica fra moderno incantamento e weberiano disincantamento come tratto della nascente modernità industriale, sfruttarono la fortunata ricezione del mesmerismo come dispositivo di controllo, oggi, nell’epoca del capitalismo digitale e della tecnopolitica, il potere si nasconde nei flussi e scorre nei dispositivi, afferma Jianwei Xun, filosofo hongkonghese di formazione europea, in Ipnocrazia appena tradotto per i tipi di Tlon.
Quello che l’algoritmo finalizzato alla mercificazione del simbolico ha costruito è un regime estetico e seduttivo, un’architettura della suggestione orientata alla quantificazione e colonizzazione della nostra esistenza, dalla memoria all’intimità. Nell’attuale post-autenticità interpretiamo la realtà con narrazioni multiple e parallele, in un marketing ermeneutico che consolida la nuova declinazione imperialista del capitalismo, inglobando ogni forma di dissenso in una reazione cosmetica come accade nelle piattaforme social. Trump e Musk incarnano l’essenza di questo nuovo mesmerismo digitale che usa l’alterazione permanente dell’attenzione e della percezione attraverso le tecnologie con cui l’homo algorithmicus vive in simbiosi. L’unica possibilità di resistenza, conclude Xun, è riposta in una sorta di postumanesimo che può emergere da ibridazioni potenziali con le nuove tecnologie, su tutte l’IA, attraverso cui accedere ad un’ontologia nuova e altra.

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